Garlasco, pochi chilometri da Pavia. E’ il 13 agosto del 2007 quando Alberto Stasi trova la sua fidanzata, Chiara Poggi, morta in casa. Rimarrà l’unico sospettato del delitto. Accusato di averla uccisa, fu assolto in primo grado nel 2009, così come nell’appello del 2011. Nel 2013 la Cassazione annullò l’assoluzione disponendo un nuovo processo. Nel 2014 la condanna a 16 anni, confermata. Ma come in ogni giallo c’è sempre la sorpresa e il colpo di scena dietro l’angolo. C’è un nuovo indagato (dopo quasi dieci anni). Si tratta di Andrea Sempio, amico del fratello della ragazza uccisa. Il suo DNA sarebbe stato trovato sotto le unghie della Poggi. Il 22 dicembre, la svolta. Al procuratore di Pavia Giorgio Reposo è stata recapitata una busta gialla che potrebbe cambiare il destino di Alberto Stasi e riscrivere la storia del delitto. Contiene gli esiti della nuova perizia sul Dna trovato sotto le unghie della vittima. Il procuratore generale di Milano Roberto Alfonso ha ritenuto fondata la richiesta di revisione del processo sul delitto, presentata dai legali di Alberto Stasi Fabio Giarda e Giada Bocellari e l’ha trasmessa alla Corte d’Appello di Brescia. Quest’ultima aspetterà gli esiti dell’inchiesta ’bis’ aperta dalla Procura di Pavia e in base agli esiti dell’investigazione, deciderà se celebrare un nuovo processo, dopo aver sospeso la condanna a 16 anni che Alberto Stasi sta scontando nel carcere di Bollate, oppure no. Il fidanzato, nei giorni scorsi, ha continuato a ribadire la sua innocenza in una lettera indirizzata alla trasmissione televisiva Le Iene 

“Care Iene, sappiatelo – scrive Stasi – il fallimento del sistema, di tutto il sistema, è stato doppio perché non solo Chiara non ha avuto giustizia, ma hanno rovinato anche la mia vita”.

Anche sua madre non si arrende: “Sono pienamente convinta dell’innocenza di Alberto, non vogliono ammettere di aver sbagliato”. Delusa dalla magistratura, che ha condannato il figlio a 16 anni di carcere, conclude: “Devi aver paura della giustizia”.

A Radio Capital è invece intervenuto il genetista Francesco De Stefano che eseguì la perizia al processo d’appello bis del delitto di Garlasco: “Impossibile identificare il dna sotto l’unghia di Chiara. Gli avvocati della famiglia Stasi sostengono che, attraverso un loro perito, potrebbero dimostrare che il materiale genetico trovato sotto le unghie di Chiara Poggi appartenga a una famiglia della zona di Garlasco e forse, in particolare, a un giovane. Questo, a loro avviso, potrebbe scagionare Stasi. Ma all’epoca dei fatti non c’era materiale genetico sufficiente per ripetere l’esame”

Ma chi è questo nuovo personaggio? Chi è Andrea Sempio? Era stato anche sentito due volte a sommaria informazione dai carabinieri che eseguirono gli accertamenti dopo l’omicidio di Chiara. Aveva un alibi. La ragazza sarebbe stata uccisa fra le 9 e le dieci del 13 agosto 2007, ma alle 9 di quel giorno il ragazzo che risulta oggi indagato era a casa sua e alle 9.45 in bar a Vigevano, di cui avrebbe prodotto anche uno scontrino.

In base alle analisi sulla scena del crimine – la villa di via Pascoli dove Chiara è stata massacrata con una decina di colpi alla testa, forse con un martello, mai ritrovato – le impronte di una scarpa numero 42 trovate sul pavimento non potrebbero corrispondere al numero di piede dell’amico, indicato nella nuova consulenza della difesa, che porta il numero 40. Sempre secondo gli accertamenti dell’epoca, da tempo non incontrava Chiara. Aveva una bici nera, ma da uomo e non da donna, come quella vista in via Pascoli la mattina del delitto.

É lui il vero assassino di Chiara? Oppure ha avuto in qualche modo un ruolo nel delitto? I legali di Stasi hanno raccolto elementi che lo accusano e ora chiedono alla procura di Pavia di analizzare i risultati dei loro accertamenti. La procura però, dovrà accertare anche la legittimità dei riscontri raccolti dalla difesa. I reperti su cui è stato infatti recuperato il Dna – una bottiglietta di acqua e un cucchiaino – non erano stati raccolti durante le indagini, e quindi sono stati acquisiti successivamente, attraverso una società di investigazioni private.