Morire nel giorno di Natale, mentre tutto il mondo canta la tua più celebre hit (che quest’anno festeggia ben 32 anni) è un paradosso. Una coincidenza tragica in questo 2016 davvero funesto per la musica. Last Christmas.

Nel giorno di Natale, anche George Michael è scomparso. “Pacificamente”, come dicono i familiari, nella sua casa in Inghilterra. I soccorsi, arrivati nel pomeriggio nella sua abitazione, nell’Oxfordshire, non hanno potuto che constatarne la morte. La polizia precisa che “non ci sono circostanze sospette” legate al decesso dell’artista. Il suo manager, Michael Lippman, ha spiegato che George Michael è stato stroncato da un infarto. A soli 53 anni

Londinese di East Finchley, un padre greco-cipriota e una madre inglese, aveva iniziato a fare musica con l’amico del cuore Andrew John Ridgeley, formando prima The Executive e poi The Wham!, con cui aveva trovato rapidamente il successo, nonostante le polemiche con i discografici che avrebbero caratterizzato un’intera carriera. L’esordio è del 1982, i due sembrano volersi accreditare come la prima proposta bianca di rap, ma poi virano (è George il leader e il compositore) verso un soul che deve molto alla Motown: Fantastic, il primo lp dell’anno successivo conquista subito le hit parade internazionali con Bad boys e Club Tropicana.
Spavaldi, abbronzati, saggi nell’uso del videoclip e gay friendly, gli Wham! partecipano a definire il suono del loro tempo, dominato dai new romantics Duran Duran e Spandau Ballett. In America si parla di nuova british invasion e nel 1984 arriva Make it big, con altri tormentoni planetari come Wake me up before you go goFreedom, Careless whisper (suo esordio da solista) e Everything she wants. Il successo internazionale, Cina compresa, non impedisce che i due amici litighino e decidano di sciogliere il duo. The final, antologia con inediti, annuncia la rottura, celebrata nel giugno 1986 da un concertone a Wembley.  Andrew tornerà praticamente nel dimenticatoio, George farà tutto il contrario, non sempre però per motivi musicali.
Intano è l’icona di una generazione, con gli orecchini sui due lobi, il ciuffo, il sorriso beffardo e, soprattutto, l’ugola di miele figlia del northern soul come della black music anni Sessanta e Settanta, che marchierà a fuoco l’educazione musicale e sentimentale dei suoi fans, ma non solo, svettando anche in eventi epocali e corali come nel 1986 nello storico Live Aid, in cui divise Don’t let the sun go down on me con Elton John, ma ancor più nel ’92 quando, intonando Somebody to love a Wembley in memoria di Freddie Mercury fu l’unico a non far rimpiangere la vocalità, e il falsetto potentissimo, della Regina del pop.
Michael si permetterà di duettare ancora con Aretha FranklynWhitney Houston, Stevie Wonder e Luciano Pavarotti, ma nella carriera solista faticherà a ritrovare se stesso, la popolarità e la semplicità degli hit giovanili.
Nel 1987, pubblica il suo primo album da solista, Faith, lanciato dall’inno al sesso sicuro (siamo negli anni dell’esplosione dell’Aids) I want your sex verso la meta dei 17 milioni di copie vendute. Un trionfo, ma che pesa, il divo vorrebbe fare un passo indietro, scomparire, o far parlare per lui solo la sua voce e la sua musica, però l’industria discografica non gradisce l’idea e Listen without prejudice (1990) vende «solo» otto milioni di dischi. La battaglia contrattuale con la Sony lo spinge a un silenzio discografico, rotto nel ’96 da Older, che contiene Jesus to a child, dedicata al compagno Alfonso Feleppa, morto di Aids tre anni prima. Difficile riprendersi da quel lutto, la depressione è dietro l’angolo e non bastano a superarla erba, droghe e farmaci vari, anche perché il cantante non fa niente per restare lontano dai riflettori. Il 7 aprile 1988 finisce in prima pagina, arrestato per «condotta immorale» in un bagno pubblico in un parco di Beverly Hills da un poliziotto in borghese della buoncostume. «Mi ha seguito al bagno –  non sapevo fosse un poliziotto, ovviamente – e ha cominciato a fare quel gioco… credo si chiami “io ti faccio vedere il mio, tu mi fai vedere il tuo” », spiega lui, costretto al coming out dopo aver patteggiato una multa di 810 dollari e 80 ore di lavoro socialmente utile.
Il singolo Outside è l’immediato tentativo di vendetta, con un video in cui poliziotti cattivissimi inseguono poveri amanti, etero e gay, colpevoli solo di amarsi in luoghi improbabili, prima che tutto si concluda con uno «scandaloso» bacio degli agenti ipocriti. Pur socialmente impegnato, contro la Tatcher, la guerra in Iraq e al fianco di diverse associazione di volontariato, George ha rapporti non semplici con la comunità gay, soprattutto con quella artistica, polemizzando con Boy George, Morrissey e persino con l’amico Elton John, per il suo schierarsi «leggero» sul fronte della lotta per i diritti. Sarà che ha altro da fare e che i tabloid lo hanno eletto a vittima preferita, anche perché lui regala loro notizie ghiottissime: nel 2006 viene arrestato per possesso di cannabis e guida in stato di ebbrezza, quattro anni dopo fa il bis, rifiutandosi di sottoporsi al test alcolemico dopo essersi schiantato con l’auto nella vetrina di un negozio, meritandosi una condanna a 4 settimane di carcere ed altre 4 settimane di libertà vigilata, oltre alla sospensione della patente.
Il suo fisico risente dei problemi e della vita spericolata, lo si vede ingrassato e imbolsito, dal vivo ogni tanto la sua voce cede, ma resta straordinariamente duttile, l’arma migliore, spesso sprecata, a sua disposizione. Songs from the last century (1999) è il suo disco di cover, Patience (2004) sembra quasi un concept album sul tema della perdita e della morte, Symphonica (2014) è il frutto di un tour orchestrale che lo riporta per l’ultima volta anche in Italia. Cento milioni di dischi venduti in quarant’anni.
Poi… il suo ultimo Natale…