Erano nell’aria e le tanto attese sanzioni contro dirigenti del governo e dell’intelligence russi come risposta alle interferenze di hacker di Mosca nelle ultime elezioni presidenziali americane, non si sono fatte attendere. Saranno espulsi dagli Stati Uniti 35 agenti segreti russi, che agivano sotto copertura diplomatica e che ora avranno 72 ore per lasciare il Paese in quanto «persona non grata». L’amministrazione Obama ha anche chiuso due compound usati dall’intelligence russa e imposto sanzioni sui due servizi segreti russi (Fsb, il controspionaggio, e l’Svr, lo spionaggio all’estero). Nel mirino anche 4 alti ufficiali dell’intelligence militare (Gru), il numero uno e i suoi vice, che secondo la Casa Bianca ordinarono l’attacco al Comitato Democratico. Attacco che rivelò a luglio come i vertici del Partito stessero facendo di tutto per ostacolare il senatore del Vermont, Bernie Sanders e favorire Hillary Clinton durante la primarie. Rivelazioni che poi portarono alle dimissioni del presidente del Partito, Debbie Wasserman Schulz. Gli Stati Uniti si apprestano anche a diffondere un dettagliato rapporto congiunto dell’Fbi e della Sicurezza Interna con le prove che collegano i cyber-attacchi alla rete di computer usati dall’intelligence russa. «Tutti gli americani dovrebbero essere allarmati dalle azioni della Russia» ha sottolineato Barack Obama che, con queste misure, adotta quella che il New York Times ha subito definito la rappresaglia più forte mai adottata dall’America contro un cyber-attacco. Anche se il presidente stesso ha specificato che non finisce qui: «Continueremo a prendere altre misure, nei tempi e nei luoghi che stabiliremo, senza necessariamente renderle pubbliche». Le sanzioni hanno naturalmente anche lo scopo di mettere in difficoltà il presidente eletto Donald Trump che ha costantemente messo in dubbio che il governo russo abbia avuto un ruolo nell’hackeraggio del Partito democratico. Potrebbero infatti innescare un’escalation tra Washington e Mosca, visto che il governo russo aveva promesso di reagire a eventuali misure sanzionatorie, sebbene Trump abbia promesso che cercherà relazioni migliori con Vladimir Putin. La prima reazione arrivata dal campo repubblicano è intanto quella dello speaker della Camera Paul Ryan: «È un’azione tardiva – ha detto – un modo appropriato per mettere fine a otto anni di politica fallimentare con la Russia»

Mosca respinge “categoricamente” le accuse lanciate dall’amministrazione Obama definendole “infondate”. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, dopo l’annuncio di Washington di sanzioni contro Mosca per interferenze alle elezioni. «Respingiamo categoricamente le affermazioni e le accuse infondate contro la Russia», ha detto Peskov, citato dalla agenzia di stampa russa Ria Novosti. «Non ci sono alternative a iniziative reciproche» ha detto Peskov, il quale ha aggiunto che Putin «non ha fretta di adottare misure reciproche». La portavoce del ministero degli Esteri ha fatto sapere che «analoghi passi saranno presi in risposta alle espulsioni», senza fornire ulteriori specifiche a riguardo.

In altre parole l’iniziativa del presidente uscente secondo Mosca punta a distruggere le relazioni con la Russia e a minare i rapporti tra il presidente eletto Donald Trump (che tra 22 giorni sarà insediato nella pienezza di poteri alla Casa Bianca) ed il russo Vladimir Putin. Per Mosca, Obama sta tentando di ‘avvelenare il pozzo’ delle relazioni russo-statunitensi per rendere impossibile la collaborazione tra il suo successore e Putin.