Il ministro dell'Interno è Marco Minniti, 60 anni, esponente del Partito Democratico

La stretta, sulla quale il Viminale meditava da giorni, è arrivata alla vigilia di Capodanno. Con una circolare inviata alle questure, il capo della Polizia e direttore del Dipartimento di pubblica sicurezza Franco Gabrielli ha chiesto di intensificare in tutta Italia i servizi per i controlli e per l’allontanamento degli stranieri irregolari, ossia quelli sprovvisti di un permesso di soggiorno o altri documenti che ne autorizzino la presenza sul territorio nazionale. Dopo l’attentato a Berlino e la tragica fuga in Italia del tunisino Anis Amri, il timore del ministro dell’Interno Marco Minniti e dell’apparato di sicurezza è che altri potenziali estremisti possano approfittare di zone d’ombra legate a situazioni irregolari per portare avanti progetti o azioni pericolose nel nostro Paese. Nel documento, si evidenzia l’importanza dei controlli “nell’attuale contesto di crisi, a fronte di una crescente pressione migratoria e di uno scenario internazionale connotato da instabilità e da minacce che impongono di profondere massimo impegno nelle attività volte a mantenere il territorio sotto controllo”. Appare necessario, si legge nel documento, “conferire massimo impulso all’attività di rintraccio dei cittadini dei Paesi terzi in posizione irregolare, in particolare attraverso una specifica attività di controllo delle diverse forze di polizia”. Pertanto, riveste “un ruolo altrettanto importante il dispositivo di controllo e di allontanamento degli stranieri irregolari”.

Inoltre, la circolare emanata dal prefetto Gabrielli sottolinea come questa “attività di controllo consenta spesso di intercettare fenomeni di sfruttamento e di inquinamento dell’economia del territorio collegati a forme di criminalità organizzata di livello nazionale e transnazionale”. Nel provvedimento si ricorda come “la politica di rimpatrio per gli stranieri in posizione irregolare rappresenta una priorità nel contesto dell’Unione europea e trova particolare riscontro, oltre che nelle disposizioni obbligatorie dei trattati istitutivi, anche in numerosi atti di indirizzo politico e strategico” come le Agende europee in materia di sicurezza e sulla migrazione. In tutta Italia saranno dunque “pianificati” e “intensificati” servizi mirati a ottimizzare le risorse disponibili “nel più ampio contesto delle esigenze operative a livello territoriale”. Una valutazione che verrà “svolta in sede di Comitato provinciale per l’ordine la sicurezza pubblica attraverso l’attivazione di piani straordinari di controllo del territorio, volti non solo al contrasto dell’immigrazione irregolare ma anche allo sfruttamento della manodopera e alle varie forme di criminalità che attingono dal circuito della clandestinità”. In tale contesto, si definirà anche il “concorso delle diverse forze di polizia in attuazione di piani di controllo congiunto che vedano l’eventuale contributo operativo dei corpi delle polizie locali”, ossia gli agenti delle Municipali delle diverse città. Gli immigrati irregolari rintracciati in tutta Italia, in attesa dell’espulsione, saranno ospitati nei Cie, i centri per l’identificazione e l’espulsione. Sarà la Direzione centrale per l’immigrazione e della polizia delle Frontiere, si legge nella circolare, a curare “il necessario raccordo con gli Uffici immigrazione delle questure per una pianificazione più specifica di tale attività di controllo, con riguardo in particolare all’assegnazione dei posti nei Centri di identificazione ed espulsione”. Negli ultimi anni, il ricorso ai Cie (che avevano finito per diventare luoghi di trattenimento a lunga durata, con problemi di ordine pubblico e in qualche caso vere e proprie rivolte delle persone rinchiuse) era stato molto ridimensionato. Attualmente, la loro capienza è minima: sulla carta potrebbero ospitare 1.600 persone, ma i posti veri sono meno di 400. Il Dipartimento di pubblica sicurezza è ben consapevole dei problemi di ordine pubblico che potrebbero crearsi. L’intenzione del Viminale è di aprire un Cie per regione, restaurando e mettendo a norma quelli più grandi già esistenti oppure ricorrendo ad altre strutture da riadattare, come ex caserme in disuso. Ma potrebbero non essere sufficienti. Una volta constatata l’irregolarità dello straniero, infatti, secondo la legge si dovrebbe procedere al suo rimpatrio. Ma qui sta il nodo principale: con oltre 180mila migranti approdati in Italia (di cui oltre la metà, secondo le associazioni che si occupano di migranti, avrebbe ricevuto un primo diniego alla richiesta di asilo), gli irregolari presenti in Italia potrebbero essere diverse decine di migliaia. Pertanto, la stretta sui controlli potrebbe provocare un repentino intasamento dei Cie.