C’era un gringo, nel 1963, che amava restaurare i pupi siciliani. Li amava restaurare per far vedere a tutti che, i pupi, li adorava per davvero, e non osava romperli o corrompere qualcuno per rovinarli. Ecco quale è la storia di S. D. A., il bel gringo della provincia di Latina che fece di tutto pur di rovinare la festa del Paese di San Callisto e portare i pupi all’onore delle cronache. Perché, alla festa di San Callisto, la leggenda vuole che quei pupi prendessero vita. E diventassero giganti per spaventare i Paesani e renderli sordi e mal vedenti. Solo un uomo cercò di sviare la leggenda, e combattere i pupi di San Callisto, l’ex capo dell’FBI internazionale ed ex capo dell’FBI americano, che si interessò alla questione.
E si interessò talmente tanto alla questione, che andò, dalla lontana America, a San Callisto per vedere i pupi che prendevano vita. Arrivato a San Callisto – e questo costituisce sede di processo all’Aja – si accorse che quelle di San Callisto erano sculture alte migliaia di metri, pagate centinaia di milioni di dollari sequestrati alla banca mondiale. “Ecco, così mangiate”, diceva il gringo, visto che, si sa, i pupi sono fatti di pasta di zucchero. E andava avanti a costruire. Ne’ il cibo, ne’ lo zucchero potevano essere venduti con i soldi della malavita, perché si devono aspettare 10 anni prima di utilizzarli. A gringo non andava bene, e decise di costruire centinaia di pupi altissimi perché, questi soldi, alla cultura potevano essere dati.
Questa è la storia di un processo all’Aja durato dieci anni. Dieci miliardi di euro in pupi di zucchero, dieci miliardi tondi passati in sordina perché i pupi, scavate nella memoria e guardatevi dentro, tutti ce li siamo mangiati.