La Germania oggi, nel post attentato, è una Germania diversa. E’ una Germania diversa perché si cammina per le strade sovraffollate senza dire una parola, senza guardare l’altro passare per strada. Si cammina senza voltarsi un attimo, e chi è passato ai mercatini di Natale – con gli occhi umidi – lo sa. Sono 12 le vittime del terrorismo Isis, e sono 12 le vittime tedesche del terrorismo Isis. Non tutti hanno pensato al fatto che le vittime fossero tutte tedesche, e che il terrorismo avesse mietuto le proprie vittime soltanto in Germania. Perché, quando si muore, si è tutti uguali, e tutti uguali perché si è tutti nella stessa sorte.

Il tema del giorno è: terrorismo Isis in Germania. Quanti erano i complici dell’attentato? Se ne sono contati almeno altri 9, stando a quanto dice un sito panarabo. Un sito panarabo che parla di nove automobili dietro al tir, di nove complici da identificare. Nove drogati, drogati di odio, drogati di robaccia che hanno ingurgitato durante il viaggio. Un terrorista è cosciente o non è cosciente di uccidere tante persone in un solo colpo? Sceglie da piccolo, di uccidere, e sceglie da piccolo di uccidere tante persone. Di essere, in poche parole, un Jihadista. Di essere un Jihadista capo, leader di un gruppo cresciuto insieme. Un gruppo di kamikaze che opera allo stesso modo, con gli stessi legami, con le stessi silloge. Occorre studiarseli, questo genere di terroristi, studiarseli a scuola per non avere più paura di loro, per non crepare di paura ogni sera rientrando a casa a vedere quelle facce buie che, diciamocela tutta, ci circondano in tutte le città del mondo.

Facce buie che non vogliamo più vedere sotto casa: tutto qua. Allora non sono solo le forze dell’ordine a dover scendere in campo ma, esse ci dicono, è la cittadinanza tutta a dover soccorrere queste forze. Con il passaparola, con il passaparola che intercorre nella cittadinanza tutta. Va bene anche i grandi leader, che ogni giorno votiamo, ma val bene anche il leader di quartiere – e non intendiamo il mafioso perché, di solito, è il barista della porta accanto, il portiere, il dentista. Vi ricordate Berlino di tanti anni fa, ci ricordano gli organi di stampa e ci ricordano anche polizei e carabinieri, e gendarmerie. Ecco, abbiamo bisogno di quello spiegamento di forze. Perché dobbiamo vincere tutti, ed esultare tutti insieme, nessuno escluso. Sono seicentomila le vittime dell’Isis. Perché vedete, ricorda la Germania e con essa il capo dell’antiterrorismo tedesco, le vittime che mietono non sono soltanto sul selciato, ma sono anche per strada, chi con una gamba incrinata, chi con il collo indurito da questo o da quel veleno che gli Isis ci lanciano passando, “Prima” di mietere altre vittime. Altre vittime inermi. Cerchiamo di scaricarli, ricorda ancora il capo dell’antiterrorismo tedesco, questi Isis, che dentro casa iniziamo a stare davvero al sicuro, e di vincere la battaglia del XXIII secolo.

Una battaglia che fino a oggi – ci ha ricordato Hollande – abbiamo vinto tutti insieme. E tutti insieme continueremo a vincere. L’amor patrio, purtroppo, esce fuori in momenti come questo, e l’amor patrio significa anche convivere, per ancora un altro po’ di tempo, con questo mostro. Bene, l’amor patrio ci porta a dire che le vittime sarebbero potute essere molte di più, e che l’attentato di solito è una risposta a una risposta che già ci è stata – e molto forte – sugli organi di stato, è vero, e tra la gente, e con le manifestazioni, ma anche con gli eserciti schierati in Siria, in Egitto, in Palestina. E, sapete, erano per la maggioranza tedeschi, ultimamente. E sono tedeschi che hanno difeso tutti, dal bambino al pensionato, anche siciliano. Ma c’è di più, la maggior parte delle vittime erano mamme di soldato e soldati schierati in Siria. Ritorsione Germania, verrebbe da dire. Ritorsione per davvero. Sono stati ben attenti a Mosca dove, dopo la guerra in Siria, l’attenzione resta alta. E tutti i russi, tutti, erano ben convinti di battersi per una battaglia giusta. Mk.

C’erano, si è detto, questi sciacalli del male schierati con queste macchine a Lipsia, Dresda, Gottinga a 30 e Gottinghem. Cosa hanno fatto mentre il tir si schiantava contro quelle persone? Cosa hanno fatto prima di organizzare questo grande delitto? Cosa hanno fatto mentre i bimbi piangevano a casa le loro mamme che non vedevano rientrare? La notizia dell’attentato si era sparsa e, si sa, in tutta Europa l’allarme è alto e si sta sempre attenti all’ultima notizia: bene, non si sa quanti di quelli che erano a casa, ma ci sono almeno due casi notori, si sono preoccupati della nonna che non tornava a casa, o della mamma che, uscita un attimo prima, non rientrava a tempo dentro l’abitazione. Ecco cosa non ci si aspetta da una civiltà e con cosa dobbiamo scontrarci. La polizia tedesca sta segugiando e sta seguendo per davvero i movimenti di questi balordi. Quattro città più una, Berlino, lontanissima dalle altre, lontanissima dal mondo, ma vicinissima per contumacia. Vicinissima, a un tiro di schioppo: cosa sono d’altronde sette ore. Le altre distano chi 4, chi 7, chi 12 ore – come Lipsia – dalla Germania occidentale, perché mal collegata. La polizia tedesca sta indagando. In 4 a Lipsia, in 7 a Berlino, sopra una Berlina, e scusate il gioco di parole. In 14, su 3 macchine, a Dresnover (la città è poco chiara). In 17 spartiti tra Roma – su una Fiat bianca grigia – “oh come era grigia e lercia, quella macchina”, aggiunge il tipo losco. Otto, un pullmino e 4 macchine, da Treblinch. E sono tutti, e si parte verso la macchina della morte. Ecco perché ne sfuggono sempre uno o due. Poi si passa a Gottinghen, dove erano in quattro ad aspettare davanti a un bar. Il tempo di importunare un pensionato – che il bar governa – e guardare la strage, ordina in Cecenia, secondo le nostre fonti. La Cecenia dell’Isis, probabilmente. La Cecenia che stona, nel panorama antiisis, quella della parte più battagliera, della stage di Instambul. Ma l’attentato non è pieno, perché si parla ancora di Gottinghen dove, a rumor guardato, erano in 13 a guardare l’attentato e a ordirlo. Si parla di un carico di tritolo, un piccolo tof di tritolo piazzato tipo sotto il parafango dell’auto, che avrebbe funzionato da innesco. Un “crash test”. Proprio così, gli arabi avrebbero parlato di “crash test”, proprio come quando si fa un crash test al volante. Un innesco in più che avrebbe innescato questo incidente mortale. Il tir sarebbe arrivato da destra travolgendo le persone, e sbandando. Un tir impazzito. L’innesco, secondo le nostre fonti, sarebbe arrivato da Gottinghen. Un passaparola (all’attentato non si è mai in 3 a partecipare, ci si riunisce attorno ai tavoli per giorni prima di ordirlo, a volte anche per anni, come vuole la legge della Jihad, quarto emendamento: “Fai del male studiandolo”, detto in soldoni). Questo era il quarto appostamento jihad. Il quinto era a 30.5 e 5 passi km da Norimberga, ed era il pubblico. Cinque pullman, il crocchio attorno alle bancarelle, e ancora il crocchio. “Un tifo da stadio”, lo hanno definito questi uomini oscuri che erano a corredo dell’attentato. Un totale di 150 persone coinvolte. Un totale di 350 a potere decisionale per Charlie Hebdo. E 620 contate le precedenti e aggiunte: l’attentato alle Torri Gemelle e quello della Francia del Sud: un totale di 630. Sette anni di preparativi per Charlie Hebdo, sette anni di studi del giornale. 14 per le Torri Gemelle (“un grande attentato, un grande attentato”, era questo che rovellava nella mente di Bin Laden mentre era ancora in vita)1 anno per la Francia del Sud polo multifunzionale delle ricerche atomiche francesi (dove si era introfulato quel tipo poco raccomandabile che stava sfuggendo alle forze dell’ordine). Sembra che uno degli obiettivi jihadisti sia Londra – e siamo alle solite – e ancora Mosca, Losa Angeles, Hetrow. L’ennesimo aeroporto. Sono fanatici, e chiacchierano sui siti. Ma sono fanatici per davvero, e sotto di essi c’è un ampio studio.