Dopo l’errore di ieri, le autorità turche hanno identificato l’uomo che la notte di Capodanno ha fatto irruzione nel night club di Istanbul Reina uccidendo a colpi di mitra 39 persone. Subito dopo l’attentato, rivendicato dai jihadisti dello Stato islamico, è partita la caccia all’uomo ma fino a ieri non aveva prodotto frutti. I media avevano diffuso il nome di un cittadino kirghiso rivelatosi invece del tutto estraneo alla strage. “L’identità della persona responsabile dell’attacco di Istanbul è stata determinata” ha detto il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu in un’intervista tv, senza aggiungere altro. Cavusoglu non ha fornito il nome né altri dettagli sulla persona identificata, che è ancora ricercata. Secondo il quotidiano turco Yeni Safak l’uomo userebbe il nome in codice Abu Muslim Horasani. Intanto proseguono le indagini e gli arresti di sospettati complici o possibili fiancheggiatori. L’attenzione delle autorità si è spostata a Smirne, sulla costa occidentale del Paese, dove la polizia ha arrestato 27 persone di 3 famiglie che pare convivessero con il terrorista nella città di Konya, nel centro della Turchia. Proprio a Konya si pensa che fosse arrivato il killer assieme alla moglie e ai due figli, familiari che ora sarebbero stati fermati. Secondo le ricostruzioni della stampa turca, l’uomo sarebbe arrivato nel Paese dalla Siria, anche se non è chiaro quando: di certo, dicono i media, si trovava nella provincia anatolica lo scorso novembre, per poi spostarsi a Istanbul. E sempre a Konya secondo il quotidiano Hurriyet, la polizia ritiene che risieda Yusuf Hoca, il capo della cellula dell’Isis in Turchia, che avrebbe ideato l’attentato nel club Reina.

Ieri mattina era trapelato il nome di un presunto killer della strage di Capodanno. A rendere nota l’identità del sospettato era stata la tv di Stato turca TRT, con tanto di passaporto pubblicato sul sito web, che subito ha fatto il giro dei social. Ma l’uomo, un cittadino del del Kirghizistan di 28 anni, si è rivelato essere del tutto estraneo ai fatti, come da lui stesso raccontato dopo poche ore alla stampa turca. Anche perché Iahke Mashrapov, questo il suo nome, sarebbe stato in Turchia per affari tra il 28 e il 30 dicembre e poi di nuovo tra l’1 e il 3 gennaio, mentre era in Kirghizistan la notte del massacro. L’uomo ha raccontato di essere stato interrogato al rientro nel suo Paese dalla Turchia e di aver negato qualunque coinvolgimento nell’attentato terroristico. Ha inoltre riferito di essere stato fermato Istanbul dalle forze dell’ordine turche quando si era già imbarcato sull’aereo per tornare in Kirghizistan. “Sono stato interrogato per circa un’ora e l’aereo ha ritardato proprio per questo motivo”, ha spiegato. “La polizia turca ha spiegato di avermi fermato a causa della somiglianza con il sospetto – ha continuato – ma alla fine si sono scusati e mi hanno lasciato partire”.

Intanto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha telefonato al presidente turco Tayyip Erdogan per fargli le condoglianze per i morti e i feriti dell’attacco. Lo ha confermato la Casa Bianca con un comunicato. Obama ha anche accolto con favore gli sforzi della Turchia nel favorire un cessate il fuoco a livello nazionale in Siria ed un ritorno ai negoziati tra il governo siriano e l’opposizione.