E se Berlusconi avesse, ancora una volta, visto lungo? No, non parliamo di politica. E neanche di televisione o imprenditoria. Parliamo di calcio, il grande amore del Cavaliere. E del suo Milan. La storia è nota: dopo trent’anni di presidenza (con 29 successi, l’ultimo dei quali lo scorso 23 dicembre a Doha, in Supercoppa contro la Juventus) l’ex premier era pronto a lasciare la mano a una cordata cinese. Il potenziale accordo col thailandese Mister Bee, prevedeva l’acquisto del 49% delle quote societarie, lasciando a Fininvest la maggioranza. Invece il preliminare con Sino Europe avrebbe previsto l’acquisizione del 100% delle quote con Berlusconi e Galliani ai margini. Ora, che il patron rossonero non sia mai stato amante di stare in panchina si era sempre saputo ma tutti attendevano il closing (la chiusura dell’affare) entro metà dicembre. Ciò non è avvenuto, rimandando il tutto al 3 marzo prossimo. Ma con movimenti poco chiari. Vediamo nel dettaglio:
I 100 milioni della seconda caparra versata da Sino Europe Sports (SES) a Fininvest per l’acquisto del Milan provengono da un fondo con sede nelle Isole Vergini. È quanto svela un documento di 33 pagine pubblicato dal sito Calcio&Finanza, sul quale si legge che il fondo Willy Shine International Holding Limited (con sede alle Isole Vergini) ha versato in data 14 dicembre 2016, dopo un accordo preso il 13 dicembre, al fondo Rossoneri Sport Investment (il veicolo di Sino Europe attraverso il quale realizzare l’operazione Milan) la cifra di 830 milioni di dollari di Hong Kong, ovvero 102 milioni di euro. E il giorno prima, proprio il 13 dicembre, i cinesi avevano annunciato di aver versato a Fininvest i secondi 100 milioni, dopo i primi 100, di caparra per ottenere lo slittamento del closing per l’acquisto del 99,93% del Milan al 3 Marzo 2017. Per arrivare alla chiusura dell’affare, il tanto ormai famigerato closing, Sino Europe deve versare ancora 320 milioni, avendone versati già 200.
A proposito del documento pubblicato sul proprio sito, Calcio&Finanza spiega: ” Si tratta di un contratto di pegno sull’intero capitale della società veicolo Rossoneri Champion (con sede ad Hong Kong) – si legge sul sito di Calcio&Finanza -, che la società controllante Rossoneri Sport Investment (anch’essa con sede nell’ex colonia britannica) ha concesso come garanzia alla società che ha effettivamente messo a disposizione le risorse utilizzate per pagare la seconda caparra. Questa società si chiama Willy Shine International Holdings Limited e non ha sede in Cina, ma a Tortola nelle Isole Vergini Britanniche, centro finanziario offshore noto per essere uno dei principali paradisi fiscali al mondo”.
“Secondo i documenti in possesso di Calcio&Finanza, lo scorso 13 dicembre – si legge ancora sul sito -, giorno in cui SES ha versato la seconda caparra a Fininvest, Willy Shine International Holdings ha effettuato un prestito di 830 milioni di dollari di Hong Kong (circa 102 milioni di euro) a Rossoneri Champion, ottenendo come garanzia il pegno sull’intero capitale di quest’ultima. Grazie al finanziamento erogato da Willy Shine International Holdings, SES ha così ottenuto le disponibilità liquide per onorare gli impegni presi con la holding della famiglia Berlusconi. Disponibilità liquide che dunque non arrivano dalla Cina, bensì dalle British Virgin Islands, e che pertanto non sono soggette ai vincoli del governo di Pechino sull’esportazione di capitali”.