Smirne, un’altra lettura dei fatti. L’attentato di Smirne segna un punto di svolta nelle indagini che raccontano la Guardia di Finanza Italiana. La prima, infatti, a richiedere i filmati, è stata la Guardia di Finanza Italiana, per vedere se sotto c’era un fatto di soldi. E un fatto di soldi, infatti, c’è. Ed è il segno di banconote Isis che circolavano al Palazzo di Giustizia. Partiamo da tre giorni prima. Un carico di soldi, di 300 mila euro, di cui 200 depositate a Ankara (il carico di soldi iniziale risaliva a 3 miliardi di euro), viene portato a Smirne per corrompere i giudici. Giudici che non si lasciano corrompere e, beh, tutti sappiamo come è andata a finire. Bene, ma chi volevano corrompere? Il giudice capo, in turco juyce, per il processo ad Ankara, per l’attentato alle Torri Gemelle, per il processo agli Isis di Ankara, che si sta svolgendo in queste ore a Smirne. Juyce che non è morto ma che gode di ottima salute: “Sono stati loro”, avrebbe detto alla polizia tedesca (a F. M. e  W. T., di 32 e 18 anni), uscendo da palazzo e indicando, guardate un po’, un furgone portavalori. Da qui le indagini incrociate della Guardia di Finanza tedesca e italiana. Quella italiana sarebbe giunta alla conclusione che non erano soldi loro, ovviamente, né dei tedeschi né dei turchi. Accortosi del furgone, avrebbe pensato subito a un giro di denaro. Segnando il denaro, si sarebbero accorti subito che si trattava di denaro Isis. Le banconote, infatti, sono tracciate. E appartengono alla Banca Intermondiale Isis. Proprio così, il Califfato una propria banca ce la ha e, la sede più grande, guardate un po’, con molta probabilità è proprio a Smirne. Sembra che, in Turchia, l’Isis abbia oltre 8 biliardi di euro, di cui 5 già impegnati in attentati. Il prossimo attentato è a Ankara, che stanno massacrando. Ma perché non andare in Europa, più bellicosamente Anti Isis? Beh, forse perché i soldi di quella banca sono depositati piuttosto in Turchia. Proprio così, il giro di affari è milionario. E parla turco.