Il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman è morto oggi, a Leeds, nel Regno Unito. Aveva 91 anni. Bauman è il creatore del concetto di “società liquida”, che molto successo ha avuto soprattutto nel corso degli ultimi anni. Era nato nel 1925 a Poznan in una famiglia povera di origine ebraica, prima di fuggire in Unione Sovietica con lo scoppio della seconda guerra mondiale. Bauman aveva poi vissuto in Israele e infine in Gran Bretagna, dove cominciò a insegnare presso l’Università di Leeds. Nell’ateneo britannico è stato a capo del dipartimento di sociologia fino al suo pensionamento, nel 1990, ma anche in seguito il professor Bauman ha continuato a pubblicare saggi che hanno avuto rilevanza mondiale anche oltre l’ambito accademico. Proprio in questi anni infatti ha avuto sempre maggiore diffusione il concetto da lui proposto di “modernità liquida”, comparso nell’omonimo libro del 2000, che è stato poi approfondito negli anni successivi con altri testi all’insegna della “liquidità”, come “Liquid love”, “Liquid life” e “Liquid fear”. Secondo quanto un altro illustre teorico, Umberto Eco, questa era la definizione di “società liquida”: “Per Bauman tra le caratteristiche di questo presente in stato nascente si può annoverare la crisi dello Stato (quale libertà decisionale rimane agli stati nazionali di fronte ai poteri delle forze supernazionali?). Scompare un’entità che garantiva ai singoli la possibilità di risolvere in modo omogeneo i vari problemi del nostro tempo, e con la sua crisi ecco che si sono profilate la crisi delle ideologie, e dunque dei partiti, e in generale di ogni appello a una comunità di valori che permetteva al singolo di sentirsi parte di qualcosa che ne interpretava i bisogni. Con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi. Questo “soggettivismo” ha minato le basi della modernità, l’ha resa fragile, da cui una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità.

 

[…] C’è un modo per sopravvivere alla liquidità? C’è, ed è rendersi appunto conto che si vive in una società liquida che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti. Ma il guaio è che la politica e in gran parte l’intellighenzia non hanno ancora compreso la portata del fenomeno. Bauman rimane per ora una “vox clamantis in deserto”.