Matteo Renzi, Mario Draghi, Mario Monti e Saverio Capolupo

Violavano i sistemi informatici per spiare politici, istituzioni, pubbliche amministrazioni, studi professionali e imprenditori di livello nazionale. Ma la polizia postale li ha scoperti e arrestati, smantellando la centrale di cyberspionaggio che avevano messo in piedi e che, per anni, ha raccolto notizie riservate e dati sensibili.

In carcere sono finiti Giulio Occhionero, ingegnere nucleare di 45 anni, e sua sorella Maria Francesca, di 49, entrambi residenti a Londra ma domiciliati a Roma, conosciuti nel mondo dell’alta finanza capitolina. L’accusa è procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche.

Nel mirino dei due ci sarebbero stati anche l’ex premier Matteo Renzi e il presidente della Bce, Mario Draghi. Ma nella lista degli account hackerati figurerebbero anche Mario Monti, Fabrizio Saccomanni, Piero Fassino, Ignazio La Russa, Mario Canzio, Saverio Capolupo. E ancora Vincenzo Scotti, Walter Ferrara, Alfonso Papa, Paolo Bonaiuti, Maria Vittoria Brambilla, Luca Sbardella, Fabrizio Cicchitto, Daniele Capezzone, Vincenzo Fortunato, Paolo Poletti, ma anche l’ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e il senatore Domenico Gramazio. E “risultano compromessi”, tra gli altri, “i pc in uso a due collaboratori del cardinale Ravasi”, dal 2007 presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e del Consiglio di Coordinamento fra Accademie pontificie.

Gli investigatori del Cnaipic, il Centro nazionale anticrimine informatico della polizia postale, hanno scoperto che la coppia aveva indicato con la sigla ‘Pobu’ (Politicians Business) la ‘cartella’ in cui venivano catalogati tutti i politici scelti come target, mentre ‘Bros’ (fratelli) era invece la sigla della cartella in cui erano stati piazzati tutti gli appartenenti a una loggia massonica. Tra i portali oggetto dell’attività di monitoraggio illegale dei due anche quello della Banca d’Italia, della Camera e del Senato. Hackerata anche la Casa Bonus pastor, struttura alberghiera di proprietà del Vicariato di Roma. Tra gli enti istituzionali, “risulterebbero compromessi” un pc della facolta’ di Lettere della seconda Universita’ di Napoli e un pc in uso a Elena Prezioso, dirigente dell’Ufficio Contenzioso dell’Avvocatura regionale della Regione Lazio. Spiata anche la Cgil Fp di Torino.

Le indagini, coordinate dal pm Eugenio Albamonte della Procura di Roma, hanno accertato che i due fratelli gestivano una rete di computer (botnet) – infettati con un malware chiamato Eyepyramid – che avrebbe loro consentito di acquisire, per anni, notizie riservate e dati sensibili di decine di persone che, a vario titolo, gestiscono la funzione pubblica e delicati interessi, soprattutto nel mondo della finanza. L’indagine è partita dalla segnalazione al Cnaipic dell’invio di una mail: indirizzata all’amministratore di rilievo di un’infrastruttura critica nazionale, conteneva il virus Eyepyramid. Seguendo quella traccia gli investigatori sono risaliti alla rete botnet che, sfruttando il malware, riusciva ad acquisire da remoto il controllo dei computer e dei sistemi informatici delle vittime.

I server, in cui secondo le indagini i due fratelli hanno immagazzinato le informazioni raccolte, sono stati sequestrati in Usa dal Fbi. Gli americani, allertati dai colleghi italiani, hanno infatti impedito che l’ingegnere nucleare e sua sorella – una volta capito di esser stati scoperti – potessero distruggere da remoto le tracce dello spionaggio. L’indagine ha anche permesso di risalire a una serie di società italiane e straniere che, secondo gli investigatori, altro non erano che scatole cinesi usate come paravento per acquisire in via anonima servizi informatici all’estero. E proprio il concreto pericolo di una fuga all’estero degli indagati, che erano titolari di diverse attività fuori dall’Italia, ha spinto il Gip Maria Paola Tomaselli a emettere le misure di custodia cautelare in carcere per i due.

I fratelli MariaFrancesca e Giulio Occhionero