ll referendum sull’art. 18 non si farà: la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito. Il referendum proposto dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore.

Durante l’udienza, durata circa un’ora e mezza, i giudici Silvana Sciarra, Giulio Prosperetti e Mario Rosario Morelli hanno svolto le loro relazioni sulle tre richieste di referendum e, successivamente, gli avvocati intervenuti per la Cgil hanno sostenuto la bontà dei quesiti con una discussione approfondita punto su punto. L’Avvocatura dello Stato, rappresentata dal vice avvocato generale Vincenzo Nunziata, ha ribadito l’inammissibilità dei referendum, come già rilevato nelle memorie presentate per conto di Palazzo Chigi nei giorni scorsi.

Nel dispositivo si legge che la Consulta dichiara “ammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti'”. E ancora dichiara “ammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)'”. E infine dichiara “inammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi'”.

Il quesito sull’articolo 18, che era politicamente il fulcro dell’iniziativa della Cgil, è stato dunque ritenuto inammissibile. Il referendum proposto dalla confederazione puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre dunque i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. In particolare, la Cgil chiedeva che fosse ripristinata e ampliata la “tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo”, estendendola a tutte le aziende con oltre cinque dipendenti, contro il tetto dei 15 dipendenti del vecchio articolo 18. Il Jobs Act aveva ‘superato’ l’articolo 18, sostituendo il diritto al reintegro con un indennizzo economico in caso di licenziamento senza giusta causa. La riforma si applica ai contratti di lavoro stipulati dopo il 7 marzo 2015 e non riguarda gli statali.

Le reazioni – “Dalla Consulta una sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero – ha commentato il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini – Temendo una simile scelta anche sulla legge elettorale il prossimo 24 gennaio, preannunciamo un presidio a oltranza per il voto e la democrazia sotto la sede della Consulta a partire da domenica 22 gennaio”. Di tutt’altro tenore il parere di Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e responsabile dell’organizzazione della Lega: “Il no della Corte Costituzionale al referendum sull’articolo 18 e il sì a quelli sui voucher e sugli appalti rappresentano una decisione prevedibile e condivisibile sia rispetto alle due ammissibilità sia rispetto alla non ammissibilità al referendum sull’articolo 18. La Consulta ha lavorato bene, dimostrando piena autonomia”.

Non entra nel merito della sentenza, ma attacca il vicepresidente M5s della Camera, Luigi Di Maio: “Questa primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher – scrive Di Maio – . Sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra!”. Di “buona notizia” parla Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare alla Camera: “Sull’articolo 18 non si voterà. La Corte costituzionale ha detto no al referendum della Cgil. È una buona notizia. Così come formulato il quesito avrebbe riportato indietro la legislazione sul lavoro a un sistema rigido e senza flessibilità, con il risultato di ingessare ulteriormente il mercato del lavoro e lo sviluppo soprattutto delle piccole imprese”.

Nessun legame tra la decisione della Consulta e la durata del governo vede la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin “Assolutamente no, non ha niente a che vedere con la durata del governo che è impegnato fuori dal Palazzo a far fronte alle priorità del paese e in Parlamento a fare la legge elettorale”.

Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, così commenta la decisione: “La Consulta ha confermato il suo orientamento giurisprudenziale ostile ai quesiti ‘creativi’. Prevedibile la decisione quindi e utile ad evitare un conflitto sociale e politico antistorico nel momento in cui la quarta rivoluzione industriale sollecita l’investimento nelle competenze quale fondamentale tutela dei lavoratori. Dovremo ora verificare se sarà possibile correggere le disposizioni sugli altri quesiti in termini contemporaneamente utili alla evoluzione del mercato del lavoro e alla possibilità di evitare la contesa referendaria”.

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha così commentato la bocciatura del più importante quesito referendario proposto dalla Confederazione, quello che, se vincitore, avrebbe portato al ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.:“Continueremo la nostra iniziativa contrattuale e valuteremo di ricorrere alla Corte Europea, perché siamo convinti di aver rispettato le regole”.