l giudice Luigi Martello ha convalidato i fermi e disposto la custodia cautelare in carcere per i due minorenni responsabili dell’omicidio di Nunzia Di Gianni e Salvatore Vincelli avvenuto la notte tra lunedì e martedì a Pontelangorino. La decisione è arrivata nel tardo pomeriggio, dopo una riserva di alcune ore. Le udienze si sono tenute in mattinata in via del Pratello a Bologna, dove ha sede sia la procura per i minori che il centro di accoglienza. Mentre Manuel rimarrà a Bologna, per Riccardo si prospetta la reclusione in una struttura di Torino, città dove risiedono alcuni familiari, tra cui due zie e il fratello Alessandro, nato dalla prima moglie di Vincelli. Intanto le prime notizie provenienti dall’istituto di pena raccontano particolari raggelanti dei due. Oltre a essere totalmente nullafacenti. Videogiochi e poca scuola. Era questo il credo dei due amici, Manuel e Riccardo, oggi in carcere per aver ucciso i genitori di quest’ultimo. I paesani, come riporta il Corriere della Sera, li ricordano inseparabili, sempre insieme nei mesi antecedenti all’omicidio, nullafacenti e con nessun altra aspirazione che giocare alle Playstation e fumare al Club One, il bar di paese, a pochi centinaia di metri dalla villetta del massacro. Saltare la scuola un giorno sì e uno no era la prassi per Manuel, il più introverso dei due. Riccardo, più sfrontato, poteva vantare più presenze ma i voti erano disastrosi quanto quelli dell’amico, motivo per cui la madre lo rimproverava, causa scatenante del brutale omicidio. L’amico, più grande di età, in carcere si è dimostrato il più stravolto: “Nessuno ci vorrà più bene, nessuno vorrà più essere nostro amico”, è la sua agghiacciante preoccupazione. Il figlio, Riccardo, appare più freddo e quando i pm gli hanno chiesto di parlare, di confessare tutto perché da quelle parole dipende il suo futuro avrebbe risposto, glaciale: “Ma di che cazzo di futuro state parlando?”.

Quando erano troppo stanchi per andare a scuola, dopo aver passato una notte insonne a giocare, i due si rifugiavano nel garage di Riccardo, adattato a monolocale, per schiacciare un pisolino. Quando erano in vena, andavano a ballare, all’Ipanema d’estate e al Caprice d’inverno, dove si divertivano per qualche ora in pista e si scattavano selfie da postare su Instagram, sorridenti con un cocktail in mano, circondati da ragazze. Gli spinelli completavano lo sballo dei due amici, di cui ne facevano un uso smodato, come hanno confermato le analisi dopo l’arresto. La madre di Manuel è ancora incredula, non riesce a credere che il suo bambino sia stato capace di uccidere a sangue freddo la coppia di amici: “Dicono che sia stato lui a uccidere i nostri amici Salvatore e Nunzia ma io non ci credo, non posso credere che l’ascia l’ha usata lui”. Cerca giustificazioni, ma invano: “Magari Manuel era sotto ricatto, chissà, forse Riccardo lo ha costretto a farlo…” per poi concludere da sola: “Che cosa cambia, poi? Mio figlio era in quella casa… Io sono anche disposta a perdonarlo ma deve pagare tutto fino in fondo. Tutto”.

Entrambi i genitori sono convinti che il figlio si sia fatto trascinare, abbagliato dalla somma ingente promessa dall’amico, “Manuel è un buono, che ci crediate o no. Si è fatto lusingare dai soldi ed erano davvero tanti. I carabinieri li hanno trovati qui a casa, nascosti in un angolo. Un portafoglio gonfio di soldi” ha raccontato il padre. I genitori di Manuel non abbandoneranno il figlio al suo destino, e nonostante debba pagare, lo circondano del loro appoggio e del loro affetto:”«Ci siamo parlati, con mio marito. E ci siamo chiesti: possiamo abbandonarlo al suo destino? La risposta è no, non possiamo. Io sono sempre sua madre, qualunque cosa abbia fatto, e una madre non smette di voler bene a un figlio così, da un giorno all’altro”.