Quando D. tornò da Parigi nel 1929, trovò la casa a soqquadro e i mobili tutti in disfacimento. E disse: “Chi è stato a rovinarmi tutto questo?” E continuò a lavorare senza curarsene. Il problema era che la sua fidanzata veniva da una famiglia ebraica, ed era scomparsa. E disse: “Tornerete vincitori, e ottenerete la vittoria, perché il nazismo è finito. Ma il nazismo non era finito, e la sua lei giaceva in un campo di sterminio. Era il ’23, quando la interrogarono per la prima volta, e la interrogarono, per davvero, Brigitte, così si faceva chiamare a Parigi, anche se il suo vero nome era Maria. Nel ’23 a Varsavia, quella che ora è Varsavia. È la storia continua negli anni, interrogatorio dopo interrogatorio. E fece 114 figli con il signor D. fotografo di fama internazionale che, tra gli angeli, preferisce non rivelare la propria identità, per la gente cattiva che ancora esiste. La gente cattiva che la cifondava, continuava a ripetersi continuamente, era la gente cattiva che la circondava, ecco cosa era questo emblema che aveva. “Tutte le mie amanti, tutto falso, tutto inventato, tutte congetture che poi diventano realtà. Ma perché – continuava – perché c’era il nazosmo che la ottenebrava, la nostra storia”, questo diceva, Prima che la moglie Adele venisse presa. A terra lasciò soltanto crocchette, ago e filo, e niente altro. E qualche rullino sequestrato. Vi ricordate la foto di Man Rag che tanto vi piace? Ecco, quella è Maria, famosissima in tutto il mondo, famosissima il tutto il mondo. Era Doisneau che parlava, il fotografo dei baci, della ville lumiere, nome che ella diede a Parigi, di una storia dal sapore antico ma ancora vivente, che vive nei secoli. “Morii – sembra ora dire ella – senza sapere perché, gasata, In un campo di sterminio, senza nome ne’ cognome. E le mie scarpe sono tutte lì, e so che ancora qualche giovane le porta e si passano di generazione in generazione. Sono Maria, l’ebrea errante e da quella foto mi riconoscete, perché di molti artisti io fui l’amante. Ma sarta sono prima di tutto, e questa storia vi racconto. Maria son sempre stata, a Parigi Adele. Come mia sorella, da Man Ray Viviane, con cui figli ho sempre fatto”. La interrogarono nella Parigi di Vichy e, si sa, in un campo di concentramento si perde anche il senso del tempo. Ella mori più o meno giovane, più o meno in forma, ma in quello studio ella fu presa, è sempre sua amante è stata, e la vita correva tesa tesa, tra la musica di Franz Merkel, che ella ha sempre amato, e le altre storie. “E immortalata e immortalata sono sempre stata perché con egli io sono sempre vissuta, nelle foto e belle foto del mio bel Doisneau, se ancora ti ricordi di me. Ecco il segno del tempo dove è, in un camino, il 4 D di  Aushwitz”, dove ella fu gasata. Fu gasata dopo 13 anni di sterminio, fu una delle prime a essere presa perché a Varsavia ella aveva sempre viaggiato. È la storia di Maria la sarta, la storia di Maria la sarta di Chanel raccontata dalle coperte che ancora avete in casa. Bimbi su bimbi ella aveva fatto e del re dell’arte ellla era sempre stata innamorata. Una modella, una ebrea, la moglie, l’amante, la sarta. Guardatevi attorno, quando rientrate a casa, perché Maria, nelle case che amava, ha lasciato traccia. Se le case dei bambini sono piene di trine è perché un angelo, che le ama, le protegge.