Chissà se domani mattina, al risveglio, il caro e vecchio Auditel regalerà al pubblico una piccola gioia. La vittoria della televisione di qualità. Ma non facciamoci illusioni. La erre moscia (fosse solo la erre) della De Filippi, accompagnata da storie strappalacrime e da super ospiti (Il Volo e Gabriel Garko, avessi detto…) trionferà ancora una volta. Chi ha avuto la bontà di sintonizzarsi su RaiUno avrà avuto un tuffo al cuore nel rivedere il grande Gigi Proietti festeggiare i suoi 50 (e passa) anni di carriera in prima serata sull’ammiraglia di Stato. Cavalli di battaglia (questo il titolo dello show, articolato in tre serate tutte di sabato, aspettando Sanremo) ha mostrato ancora una volta che il varietà, se qualitativamente alto, non è affatto morto. Spettacolo portato per la prima volta sul piccolo schermo dopo una ventina di repliche a teatro. E l’emozione è stata forte nel vedere salire sul palcoscenico del Teatro Verdi di Montecatini Terme artisti del calibro di Claudio Baglioni (impegnato con Proietti in storici pezzi della tradizione romanesca, prima di sciogliersi steccando leggermente sulle note di Mille giorni di te e di me), Teo Teocoli (nei panni di Felice Caccamo, come ai tempi della Gialappa’s e poi impegnato con il padrone di casa in una carrellata musicale lungo tutto lo stivale) e soprattutto nella reunion della coppia Serena DandiniCorrado Guzzanti. Con un Marco Marzocca in grande spolvero nei panni di Ariel, il filippino. Brividi grazie alla voce di Carlotta Proietti nell’interpretazione di Beautiful that way con il Maestro Nicola Piovani ad applaudire in platea. Un omaggio a Monica Vitti e un duetto con Claudia Gerini sulle note di Personalità di Caterina Valente. E Alessandro Siani. Ma soprattutto lui, il grande mattatore Gigi Proietti con tutti i suoi cavalli di battaglia. Da Toto a Pietro Ammicca, passando per il Conte Duval de La signora delle camelie. Non stancano mai. Risate e lacrime, gioia e commozione. Con la perla, una su tutte: la poesia Questo amore scritta nel 1978 da Roberto Lerici proprio per Proietti. Un’emozione lunga, recitata da chi solo può farlo: il Mandrake dello spettacolo italiano. A lui gli occhi e tutto quanto, please!