Via libera ai decreti attuativi della legge sulle unioni civili.  A presiedere la riunione, a Palazzo Chigi, è stato il premier Paolo Gentiloni che poco dopo le 9 di stamane ha lasciato il policlinico Gemelli, dove era ricoverato da martedì sera per l’impianto di uno stent in seguito a un malore.

«Con i decreti legislativi di oggi terminiamo l’iter delle #unionicivili. Era una promessa, ora è una legge», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, annunciando il via libera ai decreti sulle unioni civili. «Sembrava un traguardo irraggiungibile. Invece passo dopo passo – ha aggiunto su Facebook – l’Italia ce l’ha fatta. Quello che era un sogno adesso è realtà».

«Oggi si è concluso definitivamente il percorso di attuazione della legge sulle Unioni civili. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato, in esame definitivo, i tre decreti legislativi che adeguano le norme dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni; le disposizioni di modifica e riordino delle norme di diritto internazionale privato in materia di unioni civili tra persone dello stesso sesso e quelle di coordinamento in materia penale. Lo scrive il ministro della Giustizia Andrea Orlando su Facebook.

«Vengono chiariti tutti i punti critici che sono emersi in fase di attuazione, fissando principi e pratiche inderogabili, rispondendo, tra l’altro, pienamente alla disciplina prevista dalla legge Ue in base alla sentenza della Corte dei diritti dell’uomo del 21 luglio 2015», dichiara la senatrice del Pd Monica Cirinnà. «I decreti – spiega – chiariscono infatti che, come per il matrimonio anche l’unione civile può essere celebrata in pericolo di vita in nave o in aereo. Si afferma poi che il matrimonio contratto all’estero da persone dello stesso sesso, produce in Italia gli effetti dell’unione civile. E che questo vale solo per i cittadini italiani, mentre per lo straniero continua a valere la legge del suo Stato, in ossequio ai principi del diritto internazionale privato».

«Inoltre – aggiunge Cirinnà – viene chiarito un punto sul quale si sono verificate criticità con comportamenti difformi da parte dei sindaci e cioè che sarà sufficiente il certificato di stato libero, al posto del nulla osta del Paese di origine, per quegli stranieri provenienti da Stati nei quali l’orientamento sessuale sia causa di discriminazione e nei quali l’omosessualità sia penalmente sanzionata. Viene inoltre fissata – sottolinea la senatrice del Pd che nei mesi scorsi ha materialmente elaborato il testo definitivamente approvato lo scorso maggio dal Parlamento – la possibilità di delega delle funzioni di ufficiale di stato civile per celebrare l’unione civile, così come avviene per il matrimonio, a consiglieri, assessori o privati cittadini che abbiano i requisiti per essere eletti consiglieri comunali».

«E infine viene ben specificato che l’opzione facoltativa dell’adozione del cognome del partner non da seguito ad alcuna modifica dei dati anagrafici, quindi non vi è alcuna modifica del codice fiscale o di altri documenti. Bene ha fatto il ministro Orlando – conclude Cirinnà – a seguire con attenzione l’attuazione di una legge storica per i diritti nel nostro Paese, intervenendo con prontezza e puntualità affinchè i diritti di cittadinanza di tutti fossero pienamente attuati».

«L’approvazione dei tre decreti attuativi della legge sulle unioni civili sancisce definitivamente l’ingresso di questo istituto nel nostro ordinamento»: lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, per il quale si tratta di «un momento importante della storia del nostro Paese». «Già nel semestre trascorso dall’approvazione della legge argomenta Piazzoni – abbiamo osservato i segnali di un cambiamento da tanti anni atteso: le persone gay e lesbiche, in ogni parte del Paese, hanno portato le loro storie e le loro relazioni sul piano del riconoscimento pubblico. Attraverso la visibilità di tutte queste coppie si afferma una cultura nuova, contraria a quella che legittima crimini e parole d’odio e che di quest’ultima è il vero antidoto. Per decenni osserveremo e scopriremo i benefici di questo importante passo avanti».

«Inoltre – aggiunge – non possiamo non sottolineare il sollievo di veder risolta nei decreti attuativi la questione delle persone gay e lesbiche provenienti da Paesi che non riconoscono o che, peggio ancora, perseguitano e puniscono l’omosessualità. Queste persone non dovranno più chiedere il via libera del Paese d’origine per unirsi civilmente in Italia e sono perciò libere finalmente dall’influenza dei tiranni omofobi».

«L’entusiasmo – dichiara ancora Piazzoni – non deve però farci dimenticare che il bicchiere è pieno solo per metà. Anzi: gli stessi decreti attuativi in alcuni aspetti ci ricordano che l’uguaglianza non è ancora raggiunta. Lo fanno ad esempio quando istituiscono per le unioni civili registri diversi e distinti da quelli utilizzati per il matrimonio. E lo fanno anche quando fanno riferimento allo scioglimento del matrimonio nel caso in cui in una coppia eterosessuale uno dei partner decida di intraprendere una transizione per la riattribuzione del sesso. Un passaggio particolarmente odioso».

«Infine c’è la questione dei bambini, dei figli e delle figlie delle persone lgbt, esclusi dalla legge nell’ultimo
miglio della discussione parlamentare. Quello stralcio fu accompagnato da promesse che attendono di essere mantenute: perciò richiamiamo i parlamentari a sbloccare l’iter di riforma della legge sulle adozioni, per dare giustizia a bambini e bambine che lo Stato sceglie oggi di trattare come mezzi orfani».