Il killer dell’attacco al night club Reina di Istanbul la notte di Capodanno, l’uzbeko Abdulkadir Masharipov, è stato arrestato in un’operazione di polizia. Il governatore di Istanbul, Vasip Sahin, ha dichiarato che durante l’interrogatorio l’uomo ha confessato di essere il responsabile della strage alla discoteca Reina, 39 le vittime e 65 i feriti, azione rivendicata dallo Stato islamico motivandola con la vendetta per il coinvolgimento militare della Turchia in Siria. Gli agenti hanno rilasciato una foto in cui si vede il volto del principale sospettato per la strage con ecchimosi e ferite e macchie di sangue sulla maglietta. Masharipov, le cui foto hanno da subito fatto il giro di tutti i media, è conosciuto con il nome di battaglia di Abu Mohammed Khurasani. La polizia lo ha preso nel quartiere di Esenyurt di Istanbul insieme al figlio di 4 anni. e ad altre cinque persone, tutte straniere: tra queste ci sono 3 donne e un cittadino kirghiso, che sarebbe l’uomo che ha ospitato l’attentatore nell’abitazione di Esenyurt in cui è stato compiuto il blitz, alla periferia europea di Istanbul. Si tratta di presunti affiliati all’Isis con passaporti di Kirghizistan, Somalia, Egitto e Senegal. Il terrorista è stato trasportato alla divisione sicurezza di Vatan Street dopo essere stato sottoposto a controlli medici, come avviene solitamente nelle operazioni antiterrorismo in Turchia. Nei giorni scorsi, dopo l’arresto della moglie, era stata diffusa la notizia che l’attentatore aveva trascinato nella sua fuga il figlioletto, trovato, secondo i media, insieme al terrorista. Più volte, nelle ore immediatamente successive all’attentato,erano circolate voci dell’identificazione dell’autore. Ma poi erano state smentite. Secondo la tv Ntv si sarebbe nascosto 3 giorni fa nell’abitazione in cui è stato arrestato, alla periferia europea di Istanbul. L’appartamento sarebbe un covo dell’Isis e le 3 persone trovate insieme a lui sarebbero anche loro militanti jihadisti. L’operazione è stata condotta in gran segreto dalla polizia di Istanbul in collaborazione con le unità anti-terrorismo e dell’intelligence. Il terrorista è stato ammanettato con le mani dietro la schiena. Nell’attacco hanno perso la vita 39 persone e molte altre sono rimaste ferite. L’attentato è stato rivendicato dallo Stato islamico che ha motivato l’azione come un gesto di vendetta contro il coinvolgimento militare della Turchia in Siria.