“Marra aveva un curriculum di tutto rispetto, veniva dalla Guardia di Finanza, era una persona plurilaureata. Ho commesso un errore, alla luce di quello che la Procura sta scoprendo, ho commesso un grave errore di valutazione. Se potessi tornare indietro, non lo rifarei. Ma ora è un capitolo chiuso e abbiamo sottoposto a verifca tutti i suoi atti”. La sindaca di Roma, Virginia Raggi, intervistata da Giovanni Floris nel corso della puntata di DiMartedì, in onda questa sera su La7, torna sul caso di Raffaele Marra ex responsabile del Dipartimento Personale, arrestato il 16 dicembre scorso con l’accusa di aver intascato una tangente.

“Non siamo immuni dagli errori, ma quando li facciamo li ripariamo: si capisce che le persone imparano dagli errori quando non li ripetono”, ha continuato Raggi che si è poi difesa dalle accuse di inerzia da parte della sua amministrazione: “Il cambiamento ha un prezzo e a volte per raddrizzare le cose, per farle bene nella legalità, ci vuole del tempo. Mi si imputano errori di tempo? Questo è un merito, perché le cose vanno fatte bene. Rifiuto la logica dei 100 giorni, dare una mano di bianco non serve perché si fanno le cose con costi maggiori e in maniera scadente”. E alla domanda se “Virginia Raggi oggi voterebbe di nuovo per se stessa” la risposta è stata: “Sì e le darei una possibilità del tempo. Lo stesso tempo che è stato dato agli altri sindaci, prima di parlare”.

“In caso di avviso di garanzia la posizione è sempre la stessa: si leggono e si valuta cosa fare – ha risposto la sindaca all’ipotesi di un’indagine a suo carico – per tutte le ferie di Natale sui giornali c’è stato il terrorismo su questo, ma per quanto mi risulta non sono indagata. Sono serena. Se arriverà? Vedrò”.

Sulla nomina del fratello di Marra, Renato, a direttore del Dipartimento Turismo la Raggi ha spiegato: “La nomina del fratello di Marra, come tutte le altre nomine, è stata fatta in un percorso di rotazione complessiva che non era mai stato fatto prima a Roma. Tutti eravamo a conoscenza del fatto che Renato fosse il fratello di Marra. Comunque la sua nomina, come quella degli altri dirigenti, è stata decisa da assessori e consiglieri. Appena l’Anac ha sollevato la possibilità di un conflitto di interessi è stata sottoposta agli uffici per valutarne l’opportunità e abbiamo intrapreso subito una revoca in autotutela”.

Daniele Frongia e Salvatore Romeo si sono dimessi all’esito della vicenda Marra per tutelare il Movimento: hanno fatto un passo indietro. Ho fatto una riunione con i miei assessori e consiglieri e loro stessi in quell’occasione hanno deciso di fare un passo indietro”, ha risposto Raggi a Floris che le chiedeva se le dimissioni dell’ex vicesindaco e dell’ex capo della segreteria politica fossero state imposte dai vertici del M5S. “Non sono stati spinti, si sono resi conto che la loro presenza poteva costituire un problema politico e per tutelare l’amministrazione hanno scelto di fare un passo indietro con senso di responsabilità”.

Governare Roma “non lo definirei un peso, ma un onore, certo è una città difficile, ci sono responsabilità, le conoscevamo prima di candidarci e siamo pronti a farcene carico come stiamo già facendo”, ha detto ancora la sindaca. “La città sta cambiando, ma quando si costruisce si deve fare la buca, scavare, costruire le fondamenta. Gli operai sono al lavoro a costruire solide fondamenta”, ha aggiunto Raggi con una battuta sulla sua vita privata: “Anche la mia vita è cambiata, lavoro 20 ore al giorno…”.

Rispondendo alla domanda se si fosse mai “sentita inadeguata” al ruolo, Raggi ha invece spiegato: “Secondo me, questa è una domanda mal posta, lei può dire se una persona è capace o meno di guidare una macchina, se ne trova una pronta a partire. Io mi sono seduta su un sedile poggiato sul telaio: non c’era il blocchetto per l’accensione, non ho trovato nè il volante né i pedali né il cambio. A Roma la macchina amministrativa è uscita fuori da Mafia Capitale a pezzi, un dirigente su quatro era indagato, quindi noi tutti insieme ci stiamo facendo carico di ricostruire la macchina. Quando è ricostruita, possiamo iniziare a guidare”.

E ancora, sulle grandi opere da sbloccare nella Capitale, Raggi ha detto: “L’alternativa non è tra grandi opere e l’immobilismo totale. Noi abbiamo avuto delle amministrazioni precedenti che hanno fatto grandi opere, peraltro nemmeno concluse, che hanno gravato la collettività di debiti mostruosi per i quali ora noi abbiamo difficoltà a pagare i servizi necessari. Allora io credo che ci sia una terza via, quella delle opere necessarie”.

Durante l’intervista, la sindaca ha anche commentato il suo piazzamento al penultimo posto nel sondaggio sul gradimento dei sindaci realizzato da Ipr Marketing per Il Sole 24 Ore e il primo posto della sindaca cinquestelle di Torino, Chiara Appendino. “Appendino? Ognuno deve fare il sindaco della propria città, è brava. In Italia c’è Mafia Capitale non Mafia Sabauda – ha aggiunto Raggi – dunque è ovvio che io mi debba opporre alla macchina, è una situazione diversa”.

La sindaca ha poi sottolineato che a proposito delle strategie di governo della città, “con i consiglieri e gli assessori divisioni non ce ne sono e nemmeno con gli altri membri del M5S. Certamente c’è dibattito, questo sì”.

E a proposito del codice etico del M5S, Raggi l’ha definito “un impegno nei confronti degli elettori. Quello che noi come cittadini abbiamo sempre detto è che durante le campagne elettorali ciascuno si presentava con un programma e un partito, poi entrato nelle istituzioni rimaneva seduto magari per qualche mese sulla poltrona e poi stravolgeva completamente le idee per cui era stato eletto: per noi questo non era onesto e coerente. Noi intendiamo semplicemente rafforzare questo impegno con gli elettori, dicendo che se qualcuno a un certo punto non si riconosce più nelle idee che aveva portato avanti, dovrebbe avere l’onestà di fare un passo indietro e lasciare il posto a un’altra persona. Sfidiamo gli altri politici ad assumersi un impegno del genere, al di là della penale”.