Il fratello del ministro degli Interni Angelino Alfano torna al centro dello scandalo. La vicenda in realtà va avanti sin dal 2013 quando, a seguito della nomina a dirigente di Postecom società legata a Poste Italiane – alcuni deputati di Sinistra Ecologia e Libertà e del Movimento 5 Stelle presentarono delle interrogazioni parlamentari per cercare di comprendere l’evoluzione della carriera di Alfano Jr, titolare di una laurea triennale in Economia conseguita a 34 anni con votazione 93/110. “[…] All’inizio di settembre 2013, Alessandro Alfano è stato nominato, senza concorso, dirigente di «Postecom» società di servizi internet del gruppo Poste Italiane partecipato al 100 per cento dal Ministero dell’economia e delle finanze, e avrà diritto ad uno stipendio annuo di oltre centomila euro–: se il Ministro interrogato sia a conoscenza della nomina del dottor Alessandro Alfano a dirigente di Postecom ed intenda accertare se tale nomina sia avvenuta in seguito ad una scrupolosa valutazione del curriculum vitae del candidato e/o all’esito di una comparazione tra diversi profili professionali idonei a ricoprire quell’incarico dirigenziale; se risulti al Ministro interrogato, nell’ottica di contenimento delle spese delle società a parziale e totale partecipazione pubblica, assolutamente necessaria tale nomina e quali siano le motivazioni che hanno portato il management di Postecom a tale irrinunciabile scelta; se sia nelle intenzioni del Ministro, in caso di illegittima nomina, inviare un dettagliato esposto alla competente Corte dei Conti e se si intendano, eventualmente, prendere provvedimenti verso i dirigenti della società Postecom”, chiesero all’epoca i parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Nel luglio dello scorso anno la vicenda tornò nuovamente al centro del dibattito politico: a conclusione delle indagini, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta Labirinto vennero diffuse alcune intercettazioni, in particolare una datata 9 gennaio 2015, in cui il faccendiere Raffaele Pizza spiegava a Davide Tedesco, storico collaboratore del ministro Alfano, di aver agevolato in prima persona l’assunzione e gli scatti di carriera di Alfano in Poste Italiane grazie ai suoi rapporti con l’allora ad Massimo Sarmi: “Angelino lo considero una persona perbene un amico. Se gli posso dare una mano… Mi ha chiamato il fratello per farmi gli auguri; tu devi sapere che lui come massimo poteva avere 170.000 euro, io gli ho fatto avere 160.000. Tant’è che Sarmi stesso glielo ha detto ad Angelino: io ho tolto 10.000 euro d’accordo con Lino, per poi evitare. Adesso va dicendo che la colpa è la mia, che l’ho fottuto perché non gli ho fatto dare i 170.000 euro. Cioé, gliel’ho pure spiegato… Poi te li facciamo recuperare…”, si leggeva nelle varie trascrizioni pubblicate dalla stampa. Dal canto suo, il ministro Alfano ha sempre negato ogni coinvolgimento nella vicenda e anzi aveva sostenuto che questa inchiesta fosse stata strumentalizzata a livello politico.

Secondo alcune indiscrezioni riportate stamane da Giuseppe Scarpa di Repubblica, sulla carriera lampo all’interno di Postecom sta indagando la Guardia di finanza, per conto della Corte dei Conti, la quale mira a fare luce non solo sulle modalità di assunzione del fratello del ministro degli Esteri, ma anche sulle promozioni ottenute nel corso degli anni e dei relativi aumenti di stipendio, passato dai 160mila euro del 2014 ai 200mila del 2016. La domanda che sottende a tutta l’inchiesta è una: il posto a Postecom e gli scatti di carriera, Alessandro Alfano, li ha guadagnati per meriti professionali o di parentela? Se venisse dimostrata la seconda ipotesi, ci si troverebbe di fronte un danno erariale molto alto da quantificare.