“Ieri, alle 5.30 ricevo una telefonata via WhatsApp del mio cuoco che sta lì in vacanza con sua moglie e i suoi figli, uno di sei e una di otto anni. Mi dice: aiuto professore, è arrivata una valanga. L’albergo non c’è più, è sparito, è sepolto. Noi siamo fuori, siamo in due, ma tu chiama i soccorsi”. A raccontarlo è la persona che ha ricevuto la telefonata dal superstite appena scampato alla valanga che ha travolto l’Hotel Rigopiano19, sul Gran Sasso, dopo il sisma del 18 gennaio. L’uomo racconta che, quando ha provato a dare l’allarme, chi rispondeva, dal centro di coordinamento della prefettura, “non credeva alle segnalazioni”. L’uomo, un professore del liceo alberghiero, dopo aver ricevuto la chiamata, ha cercato di mettersi subito in contatto telefonico con il centro di coordinamento della prefettura per dare l’allarme, ma dice di aver ricevuto una risposta sconcertante: “Guardi, abbiamo chiamato due ore fa l’albergo, era tutto a posto”, si sente dire. Il professore insiste, ribadisce che non si tratta di uno scherzo. “Io ho chiamato il 115, 117, 118, 113, 112. Fino a quando alle 20 si sono messe in moto le macchine”, aggiunge l’uomo nella sua testimonianza. Il professore è rimasto in contatto con il cuoco con cui si è scambiato dei messaggi e che ha richiamato un paio di volte, finché i primi soccorritori arrivati sul posto con gli sci non l’hanno assistito per poi trasportarlo con l’elicottero all’ospedale di Pescara. All’interno della struttura ci sono ancora sua moglie e i suoi due figli.