Hanno resistito per più di 40 ore sotto le macerie dell’hotel Rigopiano a Farindola (Pescara), travolto da una slavina. Poi il primo contatto con i soccorritori e il lavoro frenetico per portarli in salvo: sono una decina i sopravvissuti del resort. Sei persone sono state trovate venerdì mattina, un altro gruppo di superstiti è stato individuato nel pomeriggio. Poco prima delle 18.30, mentre calava il buio e si alzava la nebbia, sono stati estratti vivi tre bambini.

La speranza si è riaccesa alle 11 di venerdì mattina quando sono stati individuati i primi sei superstiti: tre adulti e tre bambini. Il primo ad essere liberato dalle macerie dell’hotel è stato il piccolo Edoardo. Era in vacanza con la famiglia, originaria di Loreto Aprutino (Pescara). La conferma arriva dalla zia, consigliere comunale a Pescara. Dopo di lui sono stati salvati Adriana Parete (moglie del cuoco Giampiero, che per primo ha dato l’allarme) e il figlio della coppia. I tre si sono incontrati in ospedale a Pescara: la gioia di essersi ritrovati, ma anche l’angoscia per la figlia più piccola, 6 anni, che risulta ancora dispersa. Salvi anche il poliziotto di Osimo Domenico Di Michelangelo, la moglie Marina e il loro bambino di sei anni. Raggiunta una settima persona: farebbe parte di un altro gruppo di superstiti individuati dai cani nel pomeriggio di venerdì. Tra loro anche una donna con due bambini: i soccorritori sono in contatto con loro, riescono a comunicare ma non sono ancora stati estratti dalle macerie sepolte dalla neve.

Il primo gruppo di sopravvissuti avrebbe trovato rifugio tra il bar e la sala biliardo, secondo quando ha raccontato il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta che dice: «La situazione è in continua evoluzione». Secondo le prime testimonianze sono stati individuati grazie al fumo che usciva dal solaio della zona cucina: non è chiaro se proveniente da un fuoco acceso per scaldarsi o da un principio di incendio nell’hotel. «Con quella slavina non c’era alcuna possibilità – continua il sindaco – è davvero un miracolo». «I soccorritori – aggiunge il sindaco – stanno lavorando in condizioni difficilissime con il rischio di nuove valanghe e la nebbia che è scesa sulla zona».

A quasi due giorni dalla valanga iniziano a essere diffusi i nomi delle prime vittime accertate: si tratta di Alessandro Giancaterino, capo cameriere del resort, e di Gabriele D’Angelo, cameriere.

Dai Vigili del fuoco intanto arriva un nuovo allarme: la slavina che ha travolto l’hotel Rigopiano non è sotto controllo. In altre parole la valanga potrebbe iniziare a muoversi di nuovo verso valle. «Per questo motivo – riferisce il responsabile della comunicazione dei Vigili del Fuoco Luca Cari – stiamo lavorando con molta attenzione, si lavora leggeri, soprattutto di notte».

La notizia, la prima buona notizia, arriva dopo una lunga notte di lavoro, sottozero, in condizioni al limite dell’impossibile. Senza sosta le operazioni di soccorso all’hotel Rigopiano, il resort di Farindola travolto da una slavina mercoledì pomeriggio dopo le scosse di terremoto e l’eccezionale maltempo che hanno piegato il Centro Italia. Si scava sotto una coltre di neve, alberi e detriti che ha letteralmente sventrato la struttura, alla disperata ricerca dei dispersi, e sono almeno una ventina quelli che mancano all’appello tra ospiti e dipendenti del resort. Nella giornata di giovedì sono stati estratti 3 corpi e un quarto è stato identificato.

Nel corso della notte le turbine e le ruspe hanno proseguito inoltre il lavoro per liberare la strada che sale all’hotel e consentire una migliore circolazione dei mezzi di soccorso. Con le temperature ampiamente sotto lo zero, a 1.200 metri di altezza, i soccorritori hanno lavorato grazie all’ausilio delle fotocellule ma a ritmi ridotti: non ci sono infatti le condizioni di sicurezza necessarie per operare in maniera massiccia e, dunque, si è preferito ridurre il numero degli uomini impegnati. Con le prime luci dell’alba i lavori sono ripresi a pieno regime, con l’ausilio di squadre del soccorso alpino giunte da Piemonte, Lombardia e Veneto.

Nella vicina Penne, in un hotel, alcuni familiari dei dispersi aspettano aggiornamenti, notizie su cui costruire piccole speranze sempre più flebili. Scossi e supportati dal personale ospedaliero preferiscono non parlare con i cronisti. Un membro del soccorso alpino dice: «Al momento non abbiamo notizie da lí, stanno provando a partire altri gruppi».

Intanto i carabinieri forestali di Pescara sono in Provincia per acquisire tutti i documenti che possono interessare le indagini della Procura in merito alla tragedia . Si tratta dell’acquisizione di tutte le carte relative ai piani di emergenza e soccorso dell’area Vestina, da Penne verso la montagna, predisposte e attuate dalla Provincia. Richieste, movimenti, organizzazione di spalaneve, turbine, richieste di soccorso e quanto riguarda la viabilità di quella zona.

Tutto è avvenuto nel tardo pomeriggio di mercoledì : una enorme massa di neve, alberi, sassi e ghiaccio si è staccata da uno spazio boschivo ed è piombata sul resort. Una valanga ghiacciata lunga più di 300 metri che si è staccata dai 2.400 metri del monte Siella e che ha investito gran parte della struttura, auto e bestiame, con accumuli di neve che arrivano fino ai cinque metri di altezza. «L’albergo non esiste più, è stato spazzato via, la situazione è catastrofica», hanno raccontato nelle prime ore i Vigili del Fuoco che erano riusciti a fatica a raggiungere la struttura. «La struttura – ha spiegato Luca Cari, responsabile della comunicazione di emergenza dei Vigili del Fuoco – è stata investita dalla valanga, che l’ha oltrepassata, seppellendola. Ho visto materassi trascinati a centinaia di metri e questo fa capire quanto il cono di ricerca e di intervento sia ampio. Ci sono tonnellate di neve. E tronchi di albero e detriti ovunque».

Sempre in Abruzzo, a Campotosto, è stato ritrovato il cadavere del disperso da giorni. L’uomo, che era stato travolto da una slavina a seguito delle scosse del terremoto, è stato rinvenuto, si apprende da fonti della protezione civile, da uomini della Guardia di Finanza che stavano lavorando da giorni nella zona. Un altro cadavere, invece, è stato trovato a Poggio Umbricchio, frazione del comune montano di Crognaleto. La scoperta è stata fatta da una delle squadre dei Vigili del Fuoco di Teramo impegnati nelle ricerche da ieri sera. Si tratta di Mattia Marinelli, 23 anni. Rimane disperso il padre Claudio, di 50 anni. Il ritrovamento è avvenuto lungo la strada comunale, a circa due chilometri dalla frazione di Crognaleto da dove padre e figlio si erano allontanati a piedi per comprare una pizza.