Pupi di Surfaro, lei è un musicista, che ci fa ascoltare? Insomma se glielo chiedessero, cosa farebbe sentire?
Nemo Profeta, il nostro disco, è da ascoltare nella sua interezza. Se lo ascolti tutto d’un fiato, è un pugno allo stomaco.Il secondo ascolto più attento a scoprire, brano per brano, ogni particolare, ti regala il godimento della scoperta. Capitoli per capitolo, si rivela un mondo fatto di vita reale, di emozioni profonde, di contraddizioni incompiute, di paradossi. Chi cerca, trova, in Nemo Profeta, quello che è già dentro di sé, inespresso e nascosto, ognuno, per conto suo. Se dovessi scegliere io, consiglierei due brani che ho scritto più per me che per il pubblico: “Quannu diu fici a tia…” e “Soffio dell’anima”.

Cosa le piace fare nella vita?

– La mia vita è piena, è complessa. Non voglio essere una cosa sola. Tre grandi capitoli della mia vita sono rappresentati dalla Famiglia, la Musica e il Teatro. Tre mondi che si inseguono, si confondono, lottano e si sostengono. Quando canto, quando recito, quando sto a casa immerso in mille faccende, sono sempre io, Totò Nocera, carico e pieno di grandi responsabilità. Perché tutto quello che faccio, cerco di farlo, con coraggio, con autenticità e con grande senso di responsabilità.

Quando andrà in tour di introduzione?
– Abbiamo già presentato il nuovo progetto in alcune date siciliane, a casa nostra. Questa nuova trasformazione del progetto Pupi di Surfaro ha bisogno di incontrare la gente e noi abbiamo voluto cominciare da quella più vicina, quella che ci conosce meglio, che ci segue da tanti anni. In primavera saremo in tour, partendo dalla Sardegna, poi toccheremo le città del nord Italia, per riprendere la via del ritorno, attraversando tutto lo stivale. Sarà un bel viaggio, troveremo amici che non ci riconosceranno e sconosciuti che sembrerà di conoscere da sempre. La musica è una grande scoperta.

Che stile ha?
– Difficile rispondere. Abbiamo molto ricercato il nostro stile. Siamo partiti dal folk tradizionale siciliano, l’abbiamo trasformato per renderlo, nuovo, vivo, contemporaneo. Gli abbiamo dato una nuova forma, moderna, rock, elettronica. Abbiamo cercato di mantenere l’anima vera del folk, legata alla necessità di esprimere sentimenti profondi, emozioni basse, legate agli istinti primordiali. Trattiamo i temi della vita della gente, del popolo, che vive dal basso la storia, la politica e le evoluzioni sociali. Abbiamo trovato un’etichetta, per gioco, per scommessa: “Nu Kombat Folk”.

Cosa le piace leggere?
– Nella letteratura, come nella musica, apprezzo il coraggio, la sperimentazione, la verità, l’autenticità. Mi piace chi ama rompere gli schemi. Mi piace chi non fa lo scrittore o l’artista, ma vive l’arte e la sua arte è fatta di vita. Mi piacciono le letture difficili, quelle che fanno paura. Mi piace leggere Rosario Palazzolo. Lo consiglio a tutti.

Ha un libro nel cassetto?
– “Cattiveria” di Rosario Palazzolo. Non aprite quel cassetto… è un cane, che abbaia e che morde.

Che fa di bello quando rientra a casa?
– In inverno. Accendo la stufa. Non ho il cappello. Mi butto sul letto e mi faccio ricoprire di calore da mia moglie e dai miei quattro figli, prima che siano troppo grandi. In estate. Sto in mutande e non mi deve avvicinare nessuno.

Cosa consiglia da leggere?
– Consiglio di leggere, di essere curiosi, di scoprire, di cercare, di non essere mai stanchi. Consiglio di correre

Come si chiama il suo ultimo disco?
– “Nemo Profeta”, parla della verità impossibile.

A che ora va a letto di solito?
– Alle 9 e mezza, subito dopo le galline. Quando ho spettacolo, mi punto la sveglia mezz’ora prima… voglio essere in forma!

Gelato o pizza?
– Mangio tutto. Sono l’uomo più goloso che abbia mai incontrato. Sono un’amante della cucina, nel senso della lussuria. E devo sempre concludere con il dolce. Ma non riesco a mischiare i dolce e salato nello stesso piatto. Mi piace una cucina varia, ma mi piace sempre riconoscere i diversi sapori.

Cinema o televisione?
– Teatro. Per sempre. Non ho la televisione a casa e manco il cinema. Non posso rinunciare al contatto tra attori e pubblico. Questa relazione è l’altare dove si consuma l’arte.