Le parole del presidente della Commissione Grandi Rischi su un possibile effetto Vajont relativamente alla Diga Campotosto hanno fatto scattare subito il dibattito. Poi la precisazione. Abbiamo intervistato su questo il geologo Mario Tozzi: ”Giusto mettere in luce i possibili rischi. In un Paese normale andrebbe preso come una delle possibilità, non come una condanna a morte, come poi è stato preso e non ne capisco il perché”.

Che idea si è fatto dell’allarme, lanciato e poi ridimensionato, della Grandi Rischi su un presunto possibile ”effetto Vajont” relativamente alla diga di Campotosto?

”È giusto mettere in luce i possibili rischi. Se c’è un invaso artificiale, in questo caso con tre dighe, e uno stato di instabilità delle colline e delle montagne in caso di sismi che possono accelerarne l’instabilità sui versanti, specialmente se la magnitudo è alta, è un rischio che va calcolato. Se fossimo in un Paese normale andrebbe preso come una delle possibilità, non come una condanna a morte, come poi è stato preso e non ne capisco il perché”.

Per un bacino del genere, secondo più grande d’Europa, che prevenzione va fatta? 

”Lì si tiene sotto controllo la stabilità dei tre manufatti e lo si può fare in molti modi, anche con metodi satellitari. Anche la frazione di un singolo millimetro può essere messa sotto controllo. E poi si va sulla stabilità dei versanti, ossia se ci sono condizioni di frana, per evitare che masse rocciose finiscano nell’invaso. Ovviamente ora con la neve è più complesso controllare la stabilità del versanti, perché ci vuole una stima diretta, ma ci sono le carte del rischio e si può operare bene con questi mezzi. Altra cosa se avviene un terremoto molto forte, che attiva dei processi franosi o addirittura se la faglia ne abbia dei risultati superficiali importanti, ma mi risulta che al mondo nessuna diga sia mai crollata per un terremoto, in genere sono commisurate a magnitudo molto più alte”. 

Evacuazione o meno di quelle zone. Che ne pensa?

”Evacuare no, non mi pare sia sia parlato di questo, e poi decisioni del genere vengono prese da chi ha i dati sottomano”.

In quella zona, e in genere nel Centro Italia, dobbiamo attenderci altre scosse di terremoto?

”Se non ora, più in là sicuramente. E’ da vedere se saranno terremoti più o meno forti di quello già avvenuto o se si tratterà di repliche, ma al momento non lo possiamo sapere, come è noto i terremoti non li possiamo prevedere. È un’eventualità da prendere in considerazione che possano essere più forti. E’ una possibilità, come detto più volte, che non si può escludere”.

La tecnologia moderna quanto può aiutare nella messa in sicurezza delle persone e delle case?

”Nel tempo breve non c’è molto da fare, ma rispetto ai terremoti basta costruire bene e ristrutturare meglio. Ma va fatto in tempo di pace”.