“Noi non avremo un tesseramento nazionale, non vogliamo generare equivoci. Su questo saremo tormentati da un sistema informativo legato all’establishment. I singoli comitati devono raccogliere adesioni, ma prima di tutto fondi  per essere in grado di lavorare e soprattutto per essere pronti alle evenienze che potranno essere”. Quste le parole di Massimo D’Alema all’assemblea per un nuovo centrosinistra al centro congresso Frentani (dove sono presenti esponenti del Pd e di Sinistra italiana), dal cui palco ha ribadito: “Questa non è una riunione per festeggiare la vittoria del No ma è una riunione di lavoro”.

“Vogliamo dare vita a un movimento a cui potranno partecipare anche i cittadini che hanno votato Sì al referendum. Vogliamo organizzare un dibattito, un confronto nel Paese che è grande. Creare comitati a livello provinciale in tutte le città e in tutti i paesi dove è possibile, raccogliere adesioni – ha sottolineato – si possono non stampare tessere. Direbbero che vorremmo fare un partito. Io suggerirei anche che si raccolgano fondi per i comitati” che devono essere “in grado di lavorare e pronti alle evenienze che potranno esserci”, ha detto ancora D’Alema che all’inizio ha scherzato guardando Valdo Spini: “Qui siamo tutti socialisti”.

“Siamo qui per riorganizzare le forze di quanti sono andati a votare al referendum costituzionale e prima non votavano. Noi ci rivolgiamo a quanti non vanno a votare” ha detto D’Alema. “Siamo in un tale conflitto che è stato necessario anche richiamare i riservisti e mantenerli in servizio”, ha detto ironizzando. Ma ammette: “C’è una geografia sociale impressionante del voto al referendum. Abbiamo rotto con il nostro popolo: è un processo che non è iniziato adesso, va detta la verità, e sarebbe sbagliato attribuirne una paternità esclusiva ma non c’è dubbio che questi due ultimi anni di governo hanno accelerato gli effetti”.

D’Alema invoca il congresso: “L’82% dei giovani ha votato No al referendum. Basterebbe questo a dire che bisogna puntare a un congresso straordinario in un partito che non dico ha consenso ma buon senso”. E ribadisce: “Io al capogruppo del Pd (Rosato, ndr) voglio bene, ma quando gli sento dire che la Consulta ha sostanzialmente affermato la validità dell’Italicum…Resto sconcertato. Siamo passati dal maggioritario al proporzionale e dicono che va tutto bene. Con queste premesse come si fa anche solo a ragionare?. Abbiamo il dovere di correre in soccorso di un gruppo dirigente che sembra aver smarrito il senso della ragione, siamo pronti a soccorrerli”.

Ma per D’Alema occorre un cambiamento drastico: “Non si cambia politica senza cambio di rotta e senza cambio di leadership, per questo dico che va fatto il congresso. Questo è quello che si dovrebbe fare. Se Matteo Renzi cercherà di correre al voto per normalizzare il partito e avere gruppi parlamentari più fedeli scatterà il liberi tutti. Una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno libero”.

Prima di andare alle urne, però, aggiunge, occorre cambiare anche la legge elettorale. “Bisogna mettere mano con serietà alla legge elettorale per arrivare a una legge che possa portare a un ragionevole equilibrio fra rappresentanza e governabilità e non precipitare il Paese nella ingovernabilità. Altrimenti l’unica forma di governo è un inciucione dai confini inimmaginabili. Pd e Forza Italia non faranno maggioranza, neppure con l’accordo che probabilmente hanno garantiscono un governo”. Per D’Alema “il rischio è un governo M5s-Lega”.

A D’Alema ha risposto la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, che si chiede: “Perché non è dalla nostra parte?”.”Non credo che le riforme fatte e
avviate in questa legislatura possano essere negate”.

Per Madia “la più grande ‘riforma’ che dal primo giorno ha avviato Matteo Renzi è stata mettere in discussione le eccessive rigidità del fiscal compact, così lontane dai bisogni quotidiani delle persone”.