Dario, come se la passa la vita da poeta?

Non è una vita semplice. Fare poesia vuol dire sempre mettersi in discussione, fare continua ricerca e studio del proprio stile linguistico, imparando e assimilando da ciò che gli altri poeti del secolo scorso hanno scritto. Essere poeta è una forma di resistenza, perché  siamo emarginati dal panorama culturale e minimalista dei tempi di oggi. Questo perchè la poesia non vende, non crea profitti, perché  l’unica cosa che conta nella nostra società è il profitto economico. La poesia come forma d’arte, come crescita interiore e culturale è finita. Il poeta deve combattere contro il declassamento antropologico dell’umanità che ha gettato non solo la poesia, ma l’arte in generale, alle ortiche, e facendola diventare come un fenomeno da baraccone. Per molti, fare il poeta significa svegliarsi una mattina, prendere la penna, e con un foglio davanti scrivere quello che gli passa per la testa. Invece la poesia è una grande fatica. Per saper suonare bene uno strumento musicale ci vogliono ore ed ore di studio, e di pratica. Lo stesso vale per la poesia. È prima di tutto conoscenza di se stessi; e nel lungo percorso di conoscenza, insieme allo studio storico e letterario della poesia, si potrà tentare di realizzare delle immagini poetiche attraverso le figure retoriche, che non devono mai essere eloquenti e definiti. La bellezza estetica della poesia è proprio nella sua incompiutezza, e nel suo non dire.

E cosa le piace di più della vita?

Ma…guardi…Trotsky diceva che la vita umana ha significato solo nella misura in cui sia posta al servizio di qualcosa di infinito. Ciò che dovrebbe piacere della vita è proprio questo porsi verso l’infinito, però ad un certo punto sorgono sempre dei dubbi e delle domande. Ma che cosè l’infinito? O forse, invece di parlare di infinito, non è meglio parlare dell’indefinito? Perché  la vita materiale e spirituale si dirige verso un qualcosa di indefinito che non conosciamo. Allora nella vita, tutte le nostre azioni e i nostri progetti, sono importanti ma allo stesso tempo, nulla ha un senso, perché poi tutto verrà lasciato per l’indefinito che è lo specchio dell’infinito. E per questo, molte volte, non bisogna prendere la vita con troppa serietà. Probabilmente, in questo modo, vivremmo tutti meglio.

Quale è la sua poesia preferita?

Ce ne sono molte. Una in particolare è una poesia di Dylan Thomas dal titolo “La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore”. Ci sono due versi di questa poesia che mi sono rimasti impressi nella mente: / Ed io son muto per dire all’impiccato / Come della mia creta sia fatta la calce del carnefice /. Questi versi li vorrei stampati sulla mia lapide, quando verrà il mio momento.
Poi, c’è anche una poesia di Margherita Guidacci, “Prigione”, dalla raccolta “Neurosuite” (1970): Se il muro fosse di pietra e non d’aria, / se attraverso il muro non si toccassero gli alberi, / se le alte sbarre d’ombra che ti rigano l’anima / fossero l’ombra di vere sbarre a cui potersi aggrappare/.

Quale è il suo libro preferito?

In assoluto, le “IX Ecloghe” di Andrea Zanzotto, per quanto riguarda la poesia italiana. Zanzotto è stato un importante riferimento per la realizzazione del mio libro. Mi piace molto anche “Variazioni Bellici” di Amelia Rosselli, e “Poesia in forma di Rosa” di Pier Paolo Pasolini. Mentre come poesia straniera, “V.” di Tony Harrison, un poeta inglese contemporaneo che vive a Leeds, e “Houl” di Allen Ginsberg.

Come si chiama il suo libro?

La Calce di Ulkrum, pubblicata nel 2016, edito dalla Parola Abitata di Enrico Fagnano

Ci parli del suo libro.

La Calce di Ulkrum è un opera di poesia di 58 pagine, ed è divisa in tre sezioni: “Preparazione della Calce”, “Ingresso in Ulkrum”, “Il Paradigma della Distopia”. Ulkrum è una dimensone immaginaria, una via di fuga dove l’umanità cerca riparo dall’alienazione della vita oggettuale, per cui il possesso degli oggetti crea i soggetti e le identità sociali. In “Preparazione della Calce”, avviene la costruzione di questa dimensione, e la calce è proprio la materia fondamentale della solidità materiale; ci si prepara a lasciarsi dietro le spalle il mondo oggettuale. In “Ingresso in Ulkrum”, si va alla scoperta di questa dimensione, ma poi, durante il percorso ci si rende conto che Ulkrum è solo un illusione del nostro subconscio, e quindi non esiste una via di fuga dall’alienazione. Quest’ultimo concetto viene rappresentato nell’ultima sezione, “Il Paradigma della Distopia”, che conclude l’opera con una singola poesia; l’umanità vive in un mondo distopico irreversibile.
L’opera include anche elementi di poesia visiva, con l’introduzione delle emoticon all’interno dei versi. La Calce di Ulkrum si è posizionato al 4° posto al Premio Nazionale di Poesie e Narrativa di Conza della Campania 2016, e 2° al Premio Nazionale Vittorio Alfieri 2016. Inoltre il libro è stato recensito dalla rivista Ombra delle Parole di Giorgio Linguaglossa, sulla rivista Critica Impura di Sonia Caporossi, e Quinta Colonna di Giorgio Moio.

Quanto le piace leggere? Che legge?

Non riesco a stare un giorno senza leggere qualcosa. In genere leggo poesia, romanzi, ma leggo molto anche di politica estera, di storia, e di sociologia, materia in cui sono laureato-

Quale quotidiano legge?

Non leggo i quotidiani ufficiali. Loro forniscono un informazione manipolata e spettacolarizzata. Preferisco leggere i quotidiani on line “anti-sistema”, dove scrivono molti giovani che cercano di fare un giornalismo autentico. Per esempio, il quotidiano Sulla Linea – Giornale Popolare, (www.sullalinea.it) un quotidiano che è uscito sulla rete qualche mese fa, e che fa delle ottime analisi di geopolitica e di politica italiana. Per l’interesse personale che ho sulle tematiche di politica estera, in particolare, sul Medio Oriente, e l’America Latina, la redazione mi da l’opportunità di scrivere degli articoli.

Lei di dove è? Cosa ci racconta di bello del suo Paese?

Sono nato e vivo a Napoli. Raccontare di Napoli non basterebbe un giorno intero. Napoli è una città che, nonostante i cambiamenti storici e sociali, non muterà mai nel tempo. Ogni volta che ci ritorni dopo un lungo soggiorno in un altra città, la ritrovi sempre allo stesso modo, sia in positivo che in negativo. Chiaramente, ci sono tante cose che vorrei che cambiassero per Napoli, ma bisogna accettarla così com’è se decidi di viverci.

Fa il poeta a tempo pieno?

No, di certo. Se fossi ricco, e non avessi bisogno di lavorare, lo farei a tempo pieno. Ma come la maggior parte delle persone, sono un lavoratore che sopravvive nella giungla del precariato.

E ha in mente il prossimo libro?

Sto lavorando ad una raccolta di racconti brevi che spero di completarlo per il 2018. Ho deciso di occuparmi di narrativa, perchè è una prova del nove per un poeta. Come diceva Goethe, essere un bravo narratore, significa essere anche un bravo poeta. Se la poesia è l’arte del dire senza nulla dire, nella narrativa devi per forza avere qualcosa da dire.

Dove la possono incontrare i suoi fan?
Ho la pagina pubblica di facebook del mio libro dove inserisco tutti gli aggiornamenti e dove gli utenti possono contattarmi personalmente per avere delle copie del libro. La pagina fb è:
https://www.facebook.com/groups/lacalcediulkrum/?fref=ts

Per informazioni:https://www.youtube.com/watch?v=NU8QOcIueKk