Alessio Biondino, cosa vuol dire essere infermieri oggi?
Bella domanda. Significa essere in bilico tra un mestiere del passato e una professione del futuro. ‘Del futuro’ perché, nonostante siano passati oramai diversi anni dal decreto 739 del 1994 (il profilo professionale dell’infermiere) e dai successivi ‘aggiustamenti’ legislativi che hanno di fatto dato vita alla professione di infermiere… sembra proprio che cittadini, medici, media ed infermieri stessi… non se ne siano accorti.

Ha qualche storia di coraggio?
In questa sanità non si può più avere coraggio… avere coraggio significa rischiare. E con la ‘moda’ di denunciare, a prescindere, casi di malasanità (anche e soprattutto quando questa non c’è)… chi ha le competenze per salvarti la vita, purtroppo al giorno d’oggi non rischia più.

Che le piace della sua vita?
In questo momento, in primis… la pancia di mia moglie (sarò papà a breve). Mi piace far riflettere. Far ridere. Adoro scrivere e descrivere emozioni, pensieri e ciò che accade… giocando con le parole e con le metafore, quando serve. Mi sarebbe piaciuto includere nelle cose che mi piacciono anche la mia attività lavorativa, ma… rincorro il miraggio di un’attività professionale soddisfacente da oramai tanto, troppo tempo. E non ci credo quasi più.

Cosa non le piace?
La pressoché totale instabilità lavorativa (sono ‘costretto’ alla ‘libera’ professione dalla situazione insostenibile della sanità laziale) in cui mi ritrovo.

Aiuta anche i vecchietti in corsia?
Non lavoro coi vecchietti in corsia dal 2014, ma… ammetto che mi mancano. Ho assistito mio nonno fino all’ultimo e… nei ‘nonni’ in ospedale c’ho trovato spesso il suo sorriso. Sono una sorta di animatore, per le persone anziane. Mi piace tranquillizzarli facendoli ridere. E lo so fare piuttosto bene.

Cosa fa di bello oltre a essere infermiere?
Scrivo per Nurse Times, testata giornalistica che tratta temi sanitari… Ho scritto “Buonanotte, madame”, un romanzo ispirato alla mia reale esperienza professionale di infermiere domiciliare a contatto con malati di SLA… Ho realizzato anche un manuale specifico per l’assistenza territoriale a pazienti tracheostomizzati e ventilati artificialmente. Per il resto… amo viaggiare. Ma a causa della meravigliosa pancia di mia moglie credo che dovrò prendermi una breve pausa.

E se la spassa la sera quando è a riposo?
Il mio divano, il mio gatto e la mia regina sonnecchiante sono il massimo dello spasso che desidero, ora come ora! Qualche cena cogli amici e… per il resto… relax. Non vado a ballare, se è questo che intende.

Cosa le hanno chiesto quelli di Presa Diretta?
Di raccontare le cose più ‘strane’ del mio percorso professionale… e ho parlato per due ore. Che poi, per esigenze televisive, abbiano mandato in onda solo un paio di minuti della mia intervista… è un altro discorso. Ma è stato pur sempre un inizio. Io non demordo: credo che gli infermieri italiani abbiano bisogno di qualcuno che possa in qualche modo scuoterli… io ci sto provando.

Le piace studiare da infermiere, quanto tempo ci vuole?
Beh, per studiare da ‘infermiere’… ci vogliono minimo tre anni di università. Mi è piaciuto, è stato il coronamento di un percorso: prima di iscrivermi ad infermieristica ho assistito per anni anziani e disabili a domicilio. Un giorno, guardandomi allo specchio, ho deciso che volevo diventare un professionista dell’assistenza.

Cura anche bambini?
Al momento no, seguo a domicilio un paziente adulto, ma… ho avuto un’esperienza meravigliosa in un reparto di Neonatologia. Credevo che sarebbe stato il mio futuro. Ma per una serie di motivi, tra cui le condizioni ‘contrattuali’ (non c’erano contratti, si lavorava con la partita iva di un’associazione per 9 euro orarie), il rapporto con quella realtà si è concluso dopo pochi mesi.

E che novità ci sono negli ospedali?
Beh, in questo periodo ne ho raccontate diverse, di novità… purtroppo tutte negative, fatte di demansionamento, sfruttamento e messa in ridicolo della mia professione.

Che progetti ha?
Mio figlio. Per il resto… voglio far crescere il mio giornale, scrivere un nuovo libro e… contribuire in modo importante alla rinascita della professione infermieristica.

Che le piace fare di più?
Raccontare.

Che le piace fare per hobby?
Raccontare.

Che le chiedono le persone anziane?
Spesso chiedono solo di non essere lasciate da sole… e lo fanno senza bisogno di molte parole.

E i bambini?
Di giocare… è il modo più efficace per entrarci in relazione e per tranquillizzarli di fronte a pratiche sanitarie… per loro poco rassicuranti.

E le mamme nasciture?
Le future mamme, intende? Diciamo che… facevano di tutto per farmi capire che impazzivano d’ansia. Così che io trovassi il modo di tranquillizzarle.

Ha mai pensato di scrivere un libro?
Sì… sto scrivendo il terzo.

Cosa le chiedono i pazienti?
Di tutto, di più. Anche cose assurde come: “A che ora passa l’autobus?”… e parlo delle 3 di notte, in corsia.

Un infermiere guadagna troppo poco?
L’infermiere guadagna una miseria.

E se le dicessero di cambiare, quale mestiere farebbe?
La mia è una professione, non un mestiere. Se mi fosse imposto di cambiare… farei senza dubbio l’ostetrico.

Se tornasse indietro…?
Risceglierei di fare l’infermiere, ma… molto tempo prima.

Un’altra storia di corsia?
Ne ho vissute tante… divertenti, strane, allucinanti… e anche tristi. Ci vorrebbero interi fogli A4 per raccontarle. Ricordo una sacca delle urine (di quelle che vanno connesse al catetere vescicale) adagiata su un ramo del pino che si ergeva davanti al mio reparto di medicina… non abbiamo mai capito di chi fosse.

I suoi prossimi progetti?
Le ripeto: mio figlio. Per il resto… voglio far crescere il mio giornale, scrivere un nuovo libro e… contribuire in modo importante alla rinascita della professione infermieristica.