La riforma della Pubblica amministrazione punta al cambio di passo nei controlli per fare chiarezza sulla “malattia” dei lavoratori. Per la stretta, arriva un polo unico della medicina fiscale in capo all’Inps, che si occuperà di statali e non solo di privati. Nel decreto Madia sarà sancita la novità, riporta l’Ansa, con l’obiettivo di rafforzare l’efficacia degli accertamenti grazie al ‘cervellone’ informatico dell’Istituto della previdenza, che permette di fare verifiche mirate.

Sarà assicurata continuità professionale ai 1.300 medici inseriti nelle liste speciali per le visite fiscali, con un rafforzamento del regime di convenzione per i ‘camici bianchi’ deputati agli accertamenti, in modo da garantire maggiore specializzazione e l’attività in via esclusiva. Queste le novità in arrivo con il decreto che, attuando la riforma della Pa, cerca di stringere le maglie dei controlli e affianca gli altri provvedimenti contro i “furbetti” del weekend lungo e gli assenteisti.

Il polo unico modificherà dunque il meccanismo attuale che prevede per i dipendenti pubblici il controllo da parte delle Asl. Ma qualcosa non ha funzionato e infatti già la delega Madia, da cui discende il decreto in arrivo per metà febbraio, ha previsto un cambio. Risorse e competenze saranno trasferite all’Inps (e potrebbe anche esserci un piccolo potenziamento delle disponibilità). Ci saranno nuovi criteri attraverso cui svolgere gli accertamenti sulle malattie, tra le novità la possibilità di tornare a controllare, con verifiche ripetute. Le fasce orarie di reperibilità, in cui farsi trovare a casa, dovranno essere armonizzate (attualmente le ore giornaliere sono 4 per il privato e 7 per il pubblico). L’obiettivo è quello di controlli mirati ed efficaci, tentando di massimizzare il ‘tasso di rendimento’ delle visite. Ma non saranno questi i soli cambiamenti, si cercherà di rendere tutta la materia più ordinata così da rendere il controllo più facile. Ad esempio, con i rinnovi contrattuali, si potrebbe intervenire su alcune modalità di fruizione dei permessi, come quelli della legge 104 del 1992, rivedendo le regole sui preavvisi.

Le notizie arrivano mentre l’Adnkronos elabora i dati contenuti nelle pubblicazioni del ministero dell’Economia – “La spesa regionalizzata” – e mostra che vola la spesa complessiva dello Stato, in sette anni, passando da 524 miliardi di euro del 2008 a 600,3 miliardi del 2015 (+14,5%). Il consistente taglio delle uscite regionali, che è passato da 274,5 miliardi a 259,7 miliardi (-5,4%), è stato più che compensato da enti e fondi, dall’Inps a palazzo Chigi, che hanno fatto lievitare il totale di 76,3 miliardi. A lievitare sono state le quote elargite a enti e fondi, che sono passate da 137,9 miliardi a 199,5 miliardi (+44,7%), a cui bisogna sommare la spesa definita ‘non regionalizzabile’ che da 111,6 miliardi è salita a 141 miliardi (+26,3%).