“Ringraziamo Donald Trump perché ci ha aiutato a mostrare il vero volto degli Stati Uniti”: lo ha detto la guida suprema dell’Iran ayatollah Sayyed Ali Khamenei, aggiungendo: “Abbiamo parlato della corruzione politica, economica, morale e sociale nel sistema dominante degli Usa per più di 30 anni, ma ora è arrivato questo uomo e durante e dopo le elezioni, apertamente e palesemente, ha rivelato tutto”. “Trump dice ‘abbiate paura di me’ – ha poi detto – “il popolo risponderà nelle manifestazioni del 10 febbraio (anniversario della Rivoluzione khomeinista, ndr) e mostrerà la sua posizione do fronte alle minacce”. Parole durissime che sembrano chiudere la fase di riavvicinamento tra i due Paesi che durante l’amministrazione Obama ha portato all’accordo sul nucleare iraniano e alla revoca delle sanzioni imposte alla Repubblica iraniana dagli Usa e dall’Ue.

“Con quello che fa – ha proseguito Khamenei parlando del nuovo presidente americano – mette in chiaro la realtà americana: hanno messo le manette a un bimbo di 5 anni…”. Il riferimento è alle immagini di un ragazzino ammanettato in un aeroporto statunitense, dopo il bando posto da Trump agli ingressi da sette Paesi a maggioranza musulmana, immagini diffuse con grande rilievo dalla stampa iraniana.

“L’Iran sta giocando con il fuoco. Non si rendono conto di quanto il presidente Obama è stato ‘gentile’ con loro. Io no!”, aveva scritto venerdì su Twitter il capo della Casa Bianca poco prima di annunciare sanzioni mirate contro Teheran in risposta a un test missilistico iraniano il 29 gennaio.

Anche il presidente iraniano Hassan Rohani, che pronuncerà un discorso durante la parata militare del 10 febbraio, ha attaccato Trump, dicendo tra l’altro che l’intesa sul programma nucleare di Teheran è “vantaggiosa per tutti, tutti ne beneficiano” e che “i negoziati nucleari possono essere usati come esempio per altri colloqui per portare stabilità e sicurezza nella regione”.