Il sindaco di Roma Virginia Raggi firmò la delibera che il nove agosto determinò la promozione di Salvatore Romeo. Per questo ora è indagata in concorso con Romeo, suo ex capo della segreteria politica. A Romeo inoltre fu triplicato lo stipendio.

Nella delibera del 9 agosto relativa alla nomina di Romeo a capo della segreteria di Raggi lo stipendio non viene indicato esplicitamente, ma attraverso riferimenti legislativi, non rendendo immediatamente deducibile la somma. Inoltre l’atto non venne passato al vaglio del Gabinetto per verificarne la legittimità. Questo sostanzierebbe il presunto l’abuso contestato a Raggi e Romeo.

Raggi è già indagata con il suo ex braccio destro Raffaele Marra per abuso d’ufficio per la nomina del fratello. Il sindaco è accusato anche di falso per avere sostenuto, nell’ultimo tentativo di difendere Marra poi arrestato per corruzione, di avere agito autonomamente.

La sindaca dunque ora è implicata anche nel passaggio di Romeo da funzionario nel Dipartimento Partecipate, con stipendio di 39 mila euro annui, alla guida della sua segreteria, con un salario di quasi 120 mila euro. Stipendio poi sceso a 93 mila per l’intervento dell’Authority anticorruzione (Anac). Romeo dovrebbe essere interrogato in settimana. Uno sviluppo inevitabile la nuova indagine sulla sindaca, data la sua firma sulla nomina di Romeo, suo fedelissimo, nella delibera di giunta votata all’unanimità il 9 agosto scorso.

«Non ci è arrivata alcuna comunicazione – dice in serata l’avvocato di Raggi, Alessandro Mancori -. Se dovesse essere indagata affronteremo anche questa, sicuri che la sindaca abbia seguito la procedura corretta per la nomina, con i pareri necessari». «Siamo sereni e fiduciosi, il dottor Romeo non ha nulla da nascondere – dice il suo legale Riccardo Luponio -. Studieremo le carte e poi decideremo se, come e quando rispondere».

La nomina di Romeo era stata aspramente avversata dall’allora capo di gabinetto Carla Raineri: il magistrato aveva espresso parere sfavorevole, avvertendo la sindaca che si configurava un abuso d’ufficio esemplare, come descritto nel suo esposto ai pm. Raineri si dimise l’1 settembre per gravi contrasti con il trio Raggi-Marra-Romeo, dopo che l’Anac – interpellata a suo giudizio strumentalmente dall’amministrazione M5S – aveva dato parere sfavorevole alla sua di nomina (la Corte dei Conti nei giorni scorsi ha stabilito che fu invece regolare).

L’abuso d’ufficio di Raggi e Romeo nella nomina di quest’ultimo consisterebbe soprattutto nell’aver attribuito a un
dipendente un vantaggio economico che in altro modo non avrebbe potuto raggiungere. Nella delibera del 9 agosto non era indicato il compenso di Romeo, ma si rimandava a varie categorie contrattuali. Inoltre, secondo Raineri, si approfittò dell’assenza per ferie del capo dell’Ufficio Risorse Umane del Campidoglio, Laura Benente, che avrebbe dovuto vistare la delibera, ma era in cattivi rapporti con l’amministrazione, e la firma fu del vice Gianluca Viggiano. Inoltre la delibera andò direttamente in giunta senza passare al vaglio del Gabinetto al capo del quale c’era Raineri. Insomma, considerati i passaggi, compreso l’avere ignorato il parere contrario dell’avvocatura comunale, la delibera che porta alla nomina di Romeo appare studiata per evitare eventuali rilievi sul nuovo stipendio.

Nelle conversazioni in chat tra Marra e Romeo sono ricorrenti i riferimenti alla «macrostruttura». Ovvero la modifica della pianta organica dei dirigenti del Campidoglio. Raggi ancora non è stata eletta e Marra e Romeo parlano in continuazione di questo argomento. E Marra rassicura Romeo: «Ho messo in fila le cose per lo staff del sindaco. Ho segnalato incarichi e possibili retribuzioni. Ho lasciato tutto a V.», probabilmente Virginia Raggi. «Ho appena finito di studiare i nominativi per gli incarichi delle strutture di diretta collaborazione del sindaco e del vicesindaco», scrive Marra a Romeo su WhatsApp a maggio 2016. Raggi, Marra, Romeo e Daniele Frongia – vicesindaco dimessosi dopo l’arresto di Marra, ora assessore allo Sport – a giudicare dalle conversazioni, si muovevano come una squadra compatta già mesi prima del voto.