Alessandra Zucconi, cosa vuol dire per lei fare fotografia?
FareFotografia è dal 2008 il nome dell’ Associazione Fotografica di cui sono il Presidente, ma a-parte questo, per me significa la mia passione, il mio lavoro, la mia vita.

Da quanti anni fotografa?
In realtà ho iniziato a fotografare a 13 anni con una Olympus OM-2 analogica tutta manuale e un obbiettivo 35mm, ma sono fotografa professionista dal 2004.

Cosa le piace di più della fotografia?
Ciò che avviene prima dello scatto: nella fotografia di Architettura osservare, aspettare, costruire l’ immagine visivamente; nella fotografia documentarista “ascoltare” e osservare la persona che devo fotografare e il suo contesto.

Quale è il suo scatto migliore?
Non ritengo di averlo ancora fatto il “mio scatto migliore” ed è proprio per questo che vado avanti.

Cosa le chiedono più spesso i suoi fan?
Non ho “fan”. Ho persone a cui piacciono le mie foto, ma mentre un tempo si amava il lavoro del fotografo e basta oggi si tende molto a dare anche un giudizio perché tutti si sentono un po’ fotografi dentro…

Quanti anni ha studiato?
Ho studiato all’ inizio circa tre anni fotografia (reportage, ritratto in studio e camera oscura) ma in realtà non ho mai smesso di studiare, quando posso continuo a fare workshop e corsi di aggiornamento, è fondamentale perché se no si rischia di rimanere indietro.

Cosa consiglierebbe ad un giovane fotografo?
Studiare ma sopratutto fare la gavetta! Anche gratis o per due soldi, ma all’inizio si impara tantissimo facendo l’assistente.

Cosa fotografa?
Ho studiato Architettura e mi sono specializzata in fotografia di Architettura. Lavoro prevalentemente per Architetti, Agenzie Immobiliari e Strutture Ricettive. Ma la mia vera passione è la fotografia documentaristica. Ho seguito dei progetti di Cooperazione, ho documentato ONG in Italia e in Africa, in Mozambico.
Da quando ho unito alla fotografia il video sto seguendo anche dei progetti personali sulla architettura contemporanea e il rapporto con le persone che la vivono e sull’immigrazione.

Le piace davvero fotografare?
Non c’è più rispetto per la nostra professione. La professionalità non viene più considerata importante perché oggi l’unica cosa importa è “risparmiare”. Questo ha portato ad un abbassamento della qualità nel lavoro del fotografo a cui viene chiesto di lavorare a pochissimo e veloce. Dietro l’ angolo ci sono migliaia di aspiranti fotografi che sono pronti a regalare le loro foto pur di apparire da qualche parte. Sono un po’ disincantata. Con questo non dico che NON mi piace fotografare, mi piace tantissimo, ma ogni tanto non mi sento più addosso quell’ entusiasmo, quella passione e quella grinta che avevo qualche anno fa. Sopratutto qui in Italia il mestiere del fotografo non viene molto capito. Ci vedono come “artisti” e considerano il nostro lavoro una sorta di hobbie, come se per noi non fosse un lavoro ma solo una passione e quindi perché pagarci?
Molto spesso mi succede sopratutto con parenti ed amici. Un mio servizio fotografico non ha valore e in realtà io non ho un vero lavoro, mentre guai a mettere in discussione la loro professionalità. Non esiste nemmeno il baratto con la fotografia, perché il mio lavoro non ha valore rispetto al loro. Ecco, questo atteggiamento mi fa ogni tanto disinnamorare…

Mai pensato di cambiare?
Lo penso tutti i giorni. Per una decina di anni mi sono occupata anche di uffici stampa, mostre di fotografia e ho fatto la fotoeditor per una rivista della Cooperazione Italiana. Ma lavorare “per” i fotografi è ancora peggio, siamo tutti delle “prime donne” e non ci fidiamo mai dei giudizi degli altri. Ci innamoriamo di alcune nostre foto e guai se l’ amore non è corrisposto. Quindi alla fine sono ancora qui… a fare forse l’ unica cosa che so fare: fotografare.

Cosa le piace di più della vita?
Una domanda complessa. Rispondo in sintesi: tutto e niente.

È religiosa?
No nel senso che non sono praticante. Lo sono stata fino a 17 anni. Oggi rispetto molto tutte le religioni monoteiste e sto studiando molto l’argomento. Non mi piace chi si sente “migliore” degli altri perché ha la fede. Si può essere un buon “cristiano” (mussulmano, ebreo, buddista) anche senza avere la fede.

Ha figli o fratelli fotografi?
Ho una sorella che ha la passione della fotografia e fotografa credo, anzi sicuramente, molto più di me.

Cosa le piace della gente?
Anche qui risponderò in sintesi: tutto e niente.

Le piace fotografare le persone?
Mi piace moltissimo fotografare le persone, mi piace ascoltare e osservare prima di scattare per riuscire a cogliere nel mio scatto tutta l’ essenza della persona che ho davanti a me. Non sempre ci riesco, ma a volte ci sono riuscita ed è sempre una emozione quando rivedo la foto perché attraverso il suo sguardo mi ricordo la sua storia.

A che ordine fate riferimento voi?
Eh, qui il discorso è lungo…

Come ha iniziato?
Dopo aver studiato Architettura e lavorato in studi di Architettura per 10 anni, mi sono resa conto che la fotografia non era solo una passione di quando ero adolescente. Volevo approfondire.

Il suo primo scatto?
A 13 anni, per imparare a fotografare (i miei mi avevano regalato la macchina fotografia e dovevo imparare ad usarla da sola) feci degli scatti delle monete che cadevano dall’alto davanti ad una sveglia per capire il funzionamento dei tempi, del diaframma e sopratutto degli ASA.

Il suo ultimo scatto?
Dal 2012 sto lavorando anche molto con il video… ultimamente ho solo in testa fotogrammi di un video che sto montando di moda.

Mai pensato di entrare nell’Associated Press?
Perché no?

Cosa le piace del giornalismo?
Mi piace molto il giornalismo di inchiesta, ma non molto quello Italiano, mi dispiace essere così critica nei confronti del nostro paese. Il giornalismo ultimamente vuole dire solo: scoop. Qualsiasi argomento venga trattato, dalla politica al sociale, è una corsa a chi riesce a trovare la notizia per primo vera o falsa non interessa, bisogna scriverla subito prima degli altri. No questo tipo di giornalismo non fa per me. Mi piace studiare, approfondire, non rimanere mai in superficie ma sopratutto essere sicura delle fonti.

Cosa le piace leggere?
Romanzi storici.

More o lamponi?
Tutte e due! Ma la marmellata di more è la mia passione.

Pasta o pizza?
Amo tutte e due ma purtroppo non per moda ma per problemi di salute non ne mangio più.

I suoi progetti?
Ho tantissimi progetti. Il mio cervello non si spegne mai, purtroppo. Forse è un problema che ci riguarda un po’ tutti oggi, siamo sempre con l’ acceleratore “a manetta” che non ci permette mai di fare una cosa alla volta se no si ha la sensazione di perderci qualche cosa. E così si finisce per essere sempre stressati e sovraccarichi di input. Ma come gli hard disk esterni, ogni tanto vado in tilt…

Cosa studia?
Ora sto studiando il documentario tipo quello alla BBC per intenderci, non mi piace questa nuova moda del Docu-film. Il documentario era la mia passione da quando ero piccola, finalmente oggi mi ci posso dedicare.

Cosa ha studiato?
Ho studiato le lingue, tante. Architettura. Arte. Curatelia di mostre. Fotografia, Video e postproduzione.

Quanti anni si studia per diventare fotografo?
Non saprei. Ai miei tempi si facevano dei corsi, in generale, si studiava un po’ di tutto e poi ti specializzavi dopo aver fatto la gavetta.

Di cosa ha paura?
Di nuovo, in sintesi: tutto e niente.

Cosa correggere nel carattere di una persona?
Lo posso dire di me stessa, ma non degli altri. Comunque una cosa che non mi piace è la non sincerità, chi non lo è lo allontano. Se io sono sincera? Cerco di esserlo. Sicuramente quello che non piace alla gente del mio carattere è che sono polemica. E che dice, forse dalle risposte è venuto fuori?

La spaventa la mafia?
Non sarebbe giusto rispondere perché la mafia non deve spaventare. Per sconfiggerla non bisogna averne paura. Il nostro paese, ma non è l’unico, ha sicuramente la mafia. Una mafia diversa, che non si può circoscrivere in una o più regioni perché in realtà la mafiosità è parte integrante di questo paese. Mi spiego, la mafia viene spesso catalogata e i mafiosi hanno una etichetta dove spesso c’è scritto da dove vengono. Bene secondo me non è giusta questa catalogazione, è una forma mentis che accomuna molti Italiani. La mafia in Italia è ovunque, da Nord a Sud è la mafiosità che detta legge nell’economia e la politica di questo paese. Abbiamo letto libri, visto documentari, guardato i servizi al telegiornale, ascoltato racconti da chi ancora oggi la vive e la combatte. La MAFIA non è “solo” una realtà tracciabile geograficamente. E non per via dell’immigrazione dal Sud al Nord. Cosa Nostra in Sicilia, la ‘ndràngheta in Calabria, l’Anonima Sequestri in Sardegna, la Sacra Corona in Puglia,… solo questi vengono in mente alle persone quando si parla di mafia. Ma la mafia senza nome esiste da sempre anche in altre regioni del centro e nord Italia, solo che nono sono state catalogate. Quando c’è di mezzo il potere e di conseguenza il prestigio e i soldi, l’ uomo usa ogni mezzo per ottenere quello che vuole e le prime regole del vivere civile a saltare sono la giustizia e l’onestà e la paura fa uscire fuori l’omertà. E questo è da attribuire solo ad una parte della nostra penisola? Non direi proprio. Ho qualche nome in mente di persone nate e cresciute al Nord o al Centro Italia che se la cavano benissimo come mafiosi.
No non ci possiamo permettere di avere paura della mafia.

Quale sarà il prossimo scatto?
Chi può dirlo?