“Sono comportamenti violenti, da delinquenti. Mi fa piacere che finalmente il grosso degli studenti abbia preso le distanze da questa storia”. Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, torna a condannare il comportamento dei collettivi universitari, Cua in particolare, al centro della guerriglia dei giorni scorsi attorno a piazza Verdi dopo lo sgombero del “36” di via Zamboni. Il primo cittadino ne ha parlato questa mattina su Radio24. “Quello che sta avvenendo è il risultato finale di persone che pensano di fare politica dicendo “questo territorio lo controllo io”. Finalmente a Bologna dopo tanti tabù c’è una procura che interviene facendo la propria parte: ci sono pendenti centinaia di procedimenti che molto spesso finiscono in prescrizione. Con il nuovo procuratore si sta dando una svolta e questo è molto importante. Il rettore a malincuore ha dato l’ok all’intervento in università. E’ la prima volta dopo tanti anni che la polizia entra all’università, ma mi metto nei panni del rettore”. Del resto, osserva Merola, “queste sono persone che vivono quando vengono represse. I tentativi di dialogo sono stati fatti continuamente, a questo punto bisogna prendere atto che hanno scelto come metodo la violenza, il sopruso e la prevaricazione”. E ancora: “Una biblioteca dove, approfittando degli studenti, entrano spacciatori e persone che si bucano non si può tollerare. Io mi auguro che Bologna sani un po’ le sue ferite”. Sotto le Due torri “qualche volta succede qualcosa e i giornali tirano fuori il 1977. Ma stiamo parlando di 40 anni fa. Qui abbiamo persone che pensano di fare politica attraverso la violenza. Questo non si può accettare”. Per Merola, insomma “è una questione di elementare democrazia. Non si può pensare che con la violenza uno possa fare quello che gli pare”.

“Un colpo al cuore”. Allarga le braccia Mirella Mazzucchi, da sette anni direttrice della biblioteca di discipline umanistiche in via Zamboni 36. Ha vissuto con le sue colleghe quindici giorni al fronte, con la protesta quotidiana del collettivo Cua contro le bussole installate all’ingresso per identificare chi entra (ma non limitare l’accesso). Poi gli scontri tra polizia e studenti: “Eravamo terrorizzate, lo siamo ancora. Noi siamo bibliotecarie e veniamo esposte a tutto questo, noi che non c’entriamo nulla, potete capire il nostro stato d’animo”. Aula 36 il giorno dopo lo sgombero. La biblioteca è devastata, le bibliotecarie pure. La direttrice, accompagnata dal prorettore vicario, mostra i danni, ancora da quantificare “ma ingenti”

Per quale motivo le forze dell’ordine non hanno cercato “il dialogo necessario a stemperare la tensione che evidentemente si era venuta a determinare nei giorni scorsi”; su quali presupposti “di fatto e di diritto” il rettorato dell’Università ha chiesto il blitz degli agenti; e soprattutto: per quale motivo le forze di polizia hanno “adottato metodi tanto aggressivi in un luogo così palesemente inadatto, tanto dal punto di vista della funzionalità quanto del carico simbolico, anche considerando che al momento dell’intervento era frequentata da studenti”. Sono le tre domande su cui i deputati di Sinistra italiana esigono risposte dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, e da quello dell’Università, Valeria Fedeli.

Il leader della Lega Nord Matteo Salvini si scaglia nuovamente contro i collettivi, chiedendo uno “stop ai delinquenti nell’Università di Bologna”, e la “chiusura immediata dei centri sociali, coacervo di violenza che molti a sinistra continuano a giustificare”. Annuncia “agli amici bolognesi che ci vedremo presto in piazza Verdi”. In particolare, il segretario del Carroccio insiste sulla necessità di “mandare in galera chi commette reati”, sottolineando come finora, “a fronte di quasi 4.000 denunce non ci sia stato nemmeno un processo e una condanna, mentre quel poco che è iniziato è finito in prescrizione. Sono intollerabili violenze dei figli di papà contro l’università e contro tutti gli studenti per bene, moltissimi dei quali ci hanno scritto per chiedere aiuto. Ripuliamo la città, e riprendiamoci piazza Verdi con gli idranti e le retate”.

Nel pomeriggio cortocircuito sulle biblioteche della zona universitaria, con la Paleotti che viene prima chiusa poi riaperta attorno alle cinque per ragioni di sicurezza. Idem la Bigiavi di via Belle Arti. “Ordini del rettore, sicurezza preventiva”. fa sapere il personale all’ingresso. Ma dall’ufficio stampa dell’Ateneo negano: “La chiusura con un’ora di anticipo è dovuta ad un aggiornamento dei cataloghi, programmato da tempo”.