«Sono convinto della ricostruzione colpevolista della sentenza d’appello». Lo ha detto il sostituto procuratore generale della Cassazione Fulvio Baldi nella requisitoria davanti alla Prima sezione penale della Cassazione con cui ha chiesto la conferma degli ergastoli a Sabrina Misseri e Cosima Serrano per l’omicidio di Sarah Scazzi. La sentenza è attesa per domani mattina.

«Sabrina – è la ricostruzione del movente secondo il pg – era in uno stato di agitazione e nervosa frustrazione, accusava Sarah di aver contribuito alla fine della storia con Ivano Russo, di aver rivelato dettagli della sua condotta sessuale gettando discredito su di lei e sulla sua famiglia. La madre solidarizza, con un atteggiamento da madre del sud. Ne nasce una discussione in cui Sarah risponde da 15enne, scappa via, ma riescono a raggiungerla per darle la lezione che merita, una lezione evidentemente assassina. Poi danno ordine a Misseri di disfarsi del corpo».

Si chiede anche la conferma della condanna a otto anni per Michele Misseri. «Del tutto destituita di fondamento è la pretesa di riqualificare il reato da soppressione di cadavere ad occultamento» con conseguente sconto di pena secondo il sostituto procuratore generale, che ricostruendo l’accaduto ha sottolineato come il cadavere sia «stato calato in un luogo impervio, una pozza piena d’acqua che ne avrebbe facilitato il deperimento», a dimostrazione della volontà originaria di celare e distruggere per sempre il cadavere, salvo poi ripensarci e farlo ritrovare. Complementare a questo disegno, secondo la Procura generale della Cassazione, è stata l’azione di aver bruciato i vestiti della 15enne. Il pg ha sottolineato che per questo è ben motivato il diniego da parte della Corte tarantina di negare le attenuanti generiche.

In aula al Palazzaccio sono stati presenti il fratello della ragazzina uccisa, Claudio e il padre Giacomo. Sabrina e Cosima Misseri sono accusate di aver strangolato Sarah Scazzi, il cui corpo sarebbe poi stato nascosto da Michele Misseri, marito e padre, a sua volta condannato a 8 anni per occultamento di cadavere, ma che dopo aver cambiato versione innumerevoli volte, continua ad autoaccusarsi dell’omicidio della nipote.

Ad aprile 2013 la corte d’Assise di Taranto ha condannato Cosima e Sabrina all’ergastolo, verdetto confermato il 27 luglio 2015 dalla Corte d’Appello, con una sentenza in 1277 pagine, depositata solo diversi mesi dopo. Il collegio della Cassazione è presieduto dal giudice Arturo Cortese, mentre l’accusa sarà rappresentata dal sostituto Pg Fulvio Baldi.

Nel processo scende in campo lo studio del professor Franco Coppi, che difenderà personalmente Sabrina, e che da anni cerca di sostenere l’innocenza delle due donne indicando in Michele Misseri il reo confesso. Oltre a Cosima e Sabrina, la Cassazione dovrà vagliare la posizione di Carmine Misseri, fratello di Michele, condannato a 5 anni e 11 mesi per soppressione di cadavere. Meno gravi le responsabilità di Vito Russo, l’ex legale di Sabrina Misseri condannato a un anno e quattro mesi in appello (due anni in primo grado), e di Giuseppe Nigro condannato fin dal primo grado alla stessa pena, entrambi per favoreggiamento.

Il giorno della scomparsa, Sarah aveva appuntamento con un’amica per andare al mare, ma non si presentò. Il suo corpo fu fatto ritrovare proprio da Michele Misseri colpito dal rimorso, in un pozzo-cisterna 42 giorni dopo: l’uomo disse in un primo momento di aver ucciso la ragazza. Una versione ritrattata poi alcuni giorni dopo, quando il contadino di Avetrana chiamò in causa sua figlia Sabrina. Misseri si è poi dichiarato colpevole, ma le indagini avevano preso un altro corso.