E’ morto ieri a Roma all’età di 65 anni Enzo Carella, talento della canzone d’autore, protagonista di un lungo sodalizio con Pasquale Panella e noto al grande pubblico soprattutto per Barbara, il brano con cui si classificò secondo al Festival di Sanremo nel 1979, alle spalle di Mino Vergnaghi, e che riempì l’estate dei jukebox diventando un pezzo cult.

“A lanciarlo fu Vincenzo Micocci“, ricorda Michele Mondella, storico promoter musicale e amico personale di Carella. “Per la genialità dei suoni Enzo fu paragonato musicalmente a Lucio Battisti, grazie anche ai testi di Panella che già all’epoca erano erotici, esoterici, visionari. Gli piaceva sperimentare: inventò un modo di cantare assolutamente originale per quegli anni che colpì anche Renzo Arbore, che spesso proponeva i suoi brani ad Alto gradimento. Era tra i numeri uno della musica”.

Tra le rare incursioni di Carella nel successo commerciale, brani dalle sonorità disco come Fosse vero (pezzo con cui esordì nel 1976) e Malamore, contenuto nel suo primo album, Vocazione.
Tra gli altri lavori, Barbara e altri Carella, Carella de Carellis, il concept album Se non cantassi sarei nessuno (L’Odissea di Carella e Panella). Nel 2007, dopo diversi anni di silenzio, era tornato sul mercato discografico con l’album Ahoh ye’ nanà, sempre con i testi firmati da Panella.