Il cda della Rai dà mandato al dg Antonio Campo Dall’Orto di applicare il limite di stipendio di 240 mila euro – da aprile – anche ai contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica. Si tratta di una cifra annua e lorda che è molto inferiore ai compensi che oggi incassano molte star del palinsesto della televisione di Stato. Tra gli artisti e i giornalisti coinvolti ci sono Fabio Fazio, Flavio Insinna, Antonella Clerici, Bruno Vespa, Massimo Giletti, Carlo Conti, Piero e Alberto Angela, Amadeus, Lucia Annunziata.

La decisione è stata presa, come atto cautelativo, in attesa dei pareri richiesti ai ministeri competenti che non sono ancora arrivati alla Rai. Viale Mazzini ha chiesto lumi sia all’Economia – azionista unico delle tv pubblica, insieme alla Siae – sia allo Sviluppo Economico, che è il ministero vigilante. Ma una risposta ufficiale, una interpretazione certa della norma non è mai arrivata.

La norma sul tetto è stata introdotta a ottobre, con la legge di riforma dell’editoria. Stabilisce che compensi di massimo 240 mila euro debba essere pagati a “dipendenti, collaboratori, consulenti”. La formulazione ha innescato nei consiglieri di amministrazione di Viale Mazzini il dubbio che andasse estesa anche agli artisti. Di qui la richiesta di chiarimenti ai ministeri, che non hanno ancora detto la loro.

I consiglieri sono consapevoli che alcune stelle del servizio pubblico (leggi Conti, corteggiato da Mediaset) potrebbero ora andare alla concorrenza. Questo, in un mercato che ha molti editori altri solidi come Sky o Discovery. Per questo dichiarano: “Abbiamo tentato di proteggere l’azienda dalle pesanti ricadute che un’applicazione immediata del limite retributivo sulle collaborazioni artistiche avrebbe avuto”. Ricadute “sull’intero equilibrio aziendale, sulla sua redditività e capacità di operare sul mercato”.
Ora però i consiglieri temono di pagare in prima persona i super compensi delle star, nel caso la Corte dei conti contesti la mancata applicazione del tetto agli artisti. Ecco dunque il perché della decisione di oggi.
A fine luglio dello scorso anno, lo scontro sugli stipendi era arrivato in commissione di Vigilanza. In quella sede era apparso chiaro che la gestione del dg Campo Dall’Orto è ormai sgradita ad una porzione forte del Pd. Anche il governo ha sostenuto ad intermittenza il vertice dellla televisione di Stato, e non sono mancati dei colpi forti.

Lo stesso Canone di abbonamento – che nel 2016 è sceso a 100 euro – quest’anno andrà ancora sotto fino ai 90 euro. Novità che ha fatto sudare molto Viale Mazzini alla ricerca del pareggio di bilancio (il documento preventivo votato sempre oggi dal Cda centra questo obiettivo, ma costo di tagli fortissimi alle spes, a cominciare dai 35 milioni che vengono cancellati dalle produzioni di fiction).

L’intera lista dei 94 dipendenti dell’azienda televisiva di Stato titolari di uno stipendio lordo superiore ai 200 mila euro annui, lo 0,7% dei complessivi 13 mila dipendenti Rai, era stata resa nota.