Il criminologo Gino Saladini, uno degli arrestati

All’occorrenza recitava il ruolo di medico legale o anche quello dell’infortunato, e addirittura del testimone/soccorritore. Ma per i carabinieri Giuseppe Saladini, più noto come Gino, ex sindaco di Civitavecchia per un anno (2006-2007), sostenuto da una giunta di centrosinistra, nonché criminologo e apprezzato scrittore di gialli, era soprattutto il capo di un’organizzazione di truffatori specializzata in falsi incidenti stradali corredati da certificati medici fasulli e perizie su danni fisici inesistenti. I militari dell’Arma – attivati da una segnalazione anonima e poi insospettiti dai feriti dei sinistri sotto inchiesta, avvenuti a Roma, che si recavano a farsi visitare a Civitavecchia – hanno ricostruito 21 episodi, nel biennio 2013-15, anche se sarebbero molti di più. Solo gli indagati sono 77. Saladini – che seguì negli anni ‘90 il caso di Tullio Brigida e dei suoi tre bambini uccisi dal padre e seppelliti in un campo a Cerveteri – è finito in carcere con un altro medico, Giuseppe Di Iorio, 58 anni, del pronto soccorso del San Paolo di Civitavecchia. Ai domiciliari altri quattro medici – Fabrizio Fati del San Giovanni Addolorata, Massimo Lucidi, ortopedico del San Carlo di Nancy, Maurizio Gaglione, sempre di Civitavecchia, e Paolo Moretti, anche lui medico legale – con due avvocati, Massimiliano Monti (di Roma) e Roberto Abbruzzese (di Civitavecchia). Dagli accertamenti dei carabinieri è emerso che Di Iorio ha visitato in tre ore sette persone vittime di 4 incidenti stradali, sottoponendoli a tutti gli esami e anche a ingessarli. Era lui, secondo l’accusa, a emettere falsi certificati, tutti con 30 giorni di prognosi iniziali, ma in alcuni casi confondendosi nelle visite successive, scambiando braccia e gambe. I referti per truffare le assicurazioni (si calcola per 500 mila euro, almeno finora) erano legati a incidenti in auto, scooter, ma anche in moto d’acqua e a cavallo. Con amici e conoscenti usati come testimoni. Anche se poi spesso erano proprio altri medici a smentire i colleghi truffatori con radiografie che negavano la presenza di fratture e altre lesioni.