Nowell a meta (Photo lapresse)

Un sogno – un bellissimo sogno – durato tutto il primo tempo, chiuso dall’Italia in vantaggio 10-5 e ben oltre (17-15 Inghilterra al ‘69). A Twickenham: inaudito. Poi, nel finale, prevale la logica e il XV della Rosa, in uno stadio rimasto comunque silenzioso, faticando come non mai, riporta la situazione sui binari della normalità. E vincendo 36-15 (sei mete a due). Ma quei 69 minuti dovranno essere ricordati a lungo. Perché gli azzurri, i vituperati azzurri, che tanti – inglesi proprio in testa – vorrebbero fuori dal Sei Nazioni, hanno messo i maestri con le spalle al muro. Merito di un piano di gioco perfetto e di una squadra che, dopo le tante, troppo parole a vuoto delle scorse settimane, ha voluto dimostrare che nel consesso non solo ci può stare, ma anche recitando un ruolo importante.
L’Inghilterra è a caccia del secondo Grande Slam consecutivo ed è imbattuta da sedici partite. Da quando il guru Eddie Jones siede in panchina non ha mai perso. L’Italia, nel Torneo, ne ha vinta una delle ultime diciassette, uscendo sconfitta nelle ultime nove. Contro l’Inghilterra ci ha sempre rimesso le penne. Basterebbe questo per dire della differenza di valori tra le due Nazionali. E tra i due movimenti. I club inglesi giocano sotto le luci della Premiership, le due franchigie italiane stanno sul fondo della classifica del Pro 12 (Treviso e Zebre, poco prima del via, han perso in casa 34-19 col Connacht e 40-17 con l’Ulster). Eppure… Eppure a Twickenham succede quel che nessuno poteva immaginare. E dire che gli azzurri non sono nemmeno particolarmente fortunati: Ghiraldini, per un problema a un piede, deve alzare bandiera bianca poco prima del via, rimpiazzato al tallonaggio da Gega. Gori, colpito duro a una spalla da Farrell, al 35’ deve lasciare il posto di mediano di mischia a Bronzini. L’Italia parte subito forte. E Allan, con un piazzato da circa 38 metri dopo 4’, potrebbe presto portare i suoi vantaggi. Sbaglia. Così come succederà nelle altre due (non impossibili) successive, facendo rimpiangere il 18 su 19 di Canna (94.7%), da quando O’Shea è c.t. L’Inghilterra, però, nemmeno sfruttando qualche problema tricolore nelle rimesse laterali, ne approfitta. Perché gli azzurri difendono durissimo e anzi hanno spesso l’iniziativa. Al 25’ è Cole (touche-maul) a firmare la prima meta. Ma è l’Italia a fare la partita. Soprattutto grazie a una mossa difensiva (studiata a tavolino) che imbriglia l’attacco inglese. Gli azzurri, su palloni in uscita da ruck, non contestano il breakdown, salgono alti, al limite del fuorigioco e chiudono tutte le linee di passaggio. Gli inglesi sono sorpresi e in più occasioni chiedono addirittura lumi all’arbitro su come poter difendere… “Non sono il vostro allenatore” spiega monsieur Poite, fischietto di giornata. Allan centra un bel drop al 33’ (5-3) e Venditti firma una magata prima dell’intervallo. Lo stesso Allan manda un piazzato sul palo, l’ala delle Zebre raccoglie l’ovale di rimbalzo, semina quattro avversari e va in meta (la sua ottava in Nazionale). Con la trasformazione è 10-5 Italia alla fine del primo tempo. Il secondo comincia con la replica inglese: punizione giocata velocemente, Care finalizza (10-10 al 44’). E Daly, poco dopo, allunga (17-10 al 47’). L’Italia, però, non molla. Resta ambiziosa e presente. Fino a un capolavoro di un cresciutissimo Campagnaro, il miglior azzurro in campo, in un contesto dove tutti meritano applausi. Il centro dell’Exeter stende Ford, batte Brown e Daly e chiude di prepotenza (quinta meta in azzurro). Padovani fallisce la trasformazione, ma appunto fino al 69’ il punteggio dice 17-15. Quindi, in poco più di 10’, arrivano tre mete inglesi (due di Nowell, una di Te’o), ma quanto di bello s’è visto prima resta negli occhi.