«Mi assumo tutta la responsabilità di quello che ho fatto e me ne assumo le conseguenze, mi dispiace molto ma indietro non si torna». È la dichiarazione spontanea di Giacomo Ciriello, il diciottenne di Lucignano (Arezzo) che durante la notte ha ucciso il padre 51enne Raffaele sparandogli al volto.

Il giovane, in carcere dalle prime ore di questa mattina ad Arezzo, in tarda serata ha ricevuto la visita in cella del pm Lucia Taddei che conduce le indagini sul delitto. Assistito dal suo avvocato Stefano Del Corto, si è avvalso della facoltà di non rispondere rilasciando tuttavia la dichiarazione spontanea. Per mercoledì prossimo è stata fissata l’udienza di convalida davanti al Gup del Tribunale di Arezzo. Intanto proseguono le indagini sul delitto, si cerca di capire se si tratti di un delitto premeditato, sotto questo profilo i carabinieri stanno lavorando su un possibile gap temporale tra la lite e il delitto che potrebbe dare una svolta al caso

«Ho fatto quello che dovevo fare» è quanto aveva detto a caldo ai carabinieri Giacomo Ciriello

L’omicidio è avvenuto nel casolare ristrutturato dove il 18enne, dopo aver vissuto a lungo a Monte San Savino con la madre, era tornato da qualche tempo. Alle spalle del ragazzo una vita familiare difficile: i genitori si erano sperati alcuni anni fa e di recente il padre aveva iniziato una relazione con una nuova compagna che il 18enne pare non approvasse.

Il ragazzo, dopo un eccellente inizio di curriculum scolastico all’istituto per geometri, aveva progressivamente peggiorato il rendimento scolastico e dopo aver girato diverse scuole, aveva deciso di abbandonare gli studi senza diplomarsi e iniziando a lavorare nella carpenteria del padre. Per la procura di Arezzo che indaga con il pm Laura Taddei, l’ipotesi più probabile è che si sia trattato di un delitto d’impeto, ma i carabinieri non escludono alcuna ipotesi compresa quella della premeditazione.

In base a quanto ricostruito dai carabinieri, il ragazzo, Giacomo, ieri sera è andato a far visita al padre, originario di Avellino ma da anni residente a Lucignano, poi la tragedia: ha imbracciato la doppietta calibro 12 regolarmente detenuta dal genitore, appassionato di caccia, e gli ha sparato uccidendolo