Sabrina De Sousa non finirà in un carcere italiano. Esattamente come gli altri 22 agenti della Cia che parteciparono al sequestro e al rapimento a Milano dell’ex imam egiziano Abu Omar nel 2003. La richiesta di Grazia al capo dello Stato era stata depositata da tempo. L’avvocato Dario Bolognesi del foro di Ferrara l’aveva sollecitata di nuovo, recandosi al Ministero di giustizia “per insistere in ordine ad una decisione rapida”, aveva tra l’altro detto.
La donna, che ha lasciato l’agenzia d’intelligence nel 2009 per trasferirsi in Portogallo, è stata parzialmente graziata dal Capo dello Stato. “A De Sousa Sabrina è concessa la grazia della riduzione di anni uno della reclusione della pena detentiva ancora da espiare, inflittale con sentenza della corte di Appello di Milano in data 15 dicembre 2010”. Doveva scontare quattro anni. Riducendosi a tre, l’ordine di carcerazione è stato sospeso e i suoi legali hanno trenta giorni da oggi per chiedere l’affidamento ai servizi sociali.
De Sousa era attesa a Fiumicino domani mattina, ma a questo punto è di nuovo libera e non è chiaro se intenda lo stesso venire in Italia. La decisione del presidente Sergio Mattarella toglie l’Italia dall’imbarazzo che si era creato con gli Stati Uniti, perché la donna sarebbe stata la prima 007 della Cia a finire in prigione per le cosiddette “extraordinary renditions” dei sospetti terroristi islamici, che furono autorizzate dalla Casa Bianca dopo gli attentati dell’11 Settembre.
L’ex agente della Cia è stata estradata dal Portogallo, dove si trovava dall’ottobre 2015, dopo essere stata arrestata a Lisbona in esecuzione del mandato di arresto europeo datato 2006. De Sousa, 60 anni e doppio passaporto americano e portoghese, si è sempre dichiarata estranea al rapimento e aveva provato dal Portogallo a raggiungere sua madre in India. A giugno 2016 aveva presentato opposizione alla richiesta di estradizione in Italia, ma le autorità portoghesi avevano respinto la richiesta.