L’imprenditore campano Alfredo Romeo è stato arrestato questa mattina dai carabinieri e dalla guardia di Finanza in relazione ad un episodio di corruzione nell’ ambito dell’ inchiesta Consip. In questo momento è a Napoli e lo stanno portando al carcere romano di Regina Coeli.

Le accuse traggono origini dalle dichiarazioni dell’alto dirigente della Consip Mario Gasparri, interrogato a dicembre dai pm di Napoli, Henry John Woodcock e Celeste Carrano. Gli atti sul filone Consip sono stati poi trasferiti per competenza territoriale alla Procura di Roma.

Il provvedimento è stato eseguito dal comando Carabinieri tutela ambiente, dai militari dell’ Arma di Napoli e dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Napoli.

Nei confronti di Alfredo Romeo, secondo quando riportano le agenzie di stampa, sarebbe stato anche disposto il sequestro patrimoniale di 100 mila euro:  si tratterebbe del provento della corruzione di un dirigente della Consip. Secondo l’accusa, Romeo avrebbe versato a Gasparri 5 mila euro in prossimità del Natale 2012, poi con cadenze mensili di importo variabile nel periodo compreso fra il 2014 e il 2016 per complessivi 100 mila euro.

Parallelamente, su disposizione dei pm di Napoli, scatta anche la perquisizione per Italo Bocchino, consulente e alter ego. I pm di Roma, invece, hanno disposto la perquisizione dell’imprenditore farmaceutico toscano Carlo Russo, indicato come molto legato alla famiglia Renzi.

L’arresto dell’imprenditore è l’ultimo sviluppo del fascicolo d’indagine, aperto dalla Procura di Napoli e trasferito per competenza a quella di Roma, sulla corruzione in relazione agli appalti della Consip, la società per azioni del ministero dell’Economia incaricata dell’acquisto di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche. Il lavoro degli inquirenti ha prodotto sin qui anche l’iscrizione nel registro degli indagati di Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio durante il governo Renzi e attuale ministro dello Sport, per rivelazione di segreto di ufficio e favoreggiamento, del comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette, del comandante della Legione Toscana dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia e del padre di Matteo Renzi, Tiziano, per il reato di traffico di influenze illecite.

Le indagini sono condotte dai carabinieri del Reparto Tutela Ambiente di Roma, comandato dal colonello Sergio De Caprio, conosciuto anche come “Ultimo”, poi trasferito ad aprile 2016. Il suo lavoro è stato poi portato avanti dal capitano Giampaolo Scafarto.