Marco Cappato, radicale ed esponente dell’associazione Luca Coscioni è stato iscritto dal pm Tiziana Siciliano nel registro degli indagati dopo l’autodenuncia presentata ieri ai carabinieri per aver accompagnato dj Fabo in Svizzera dove il 40enne, tetraplegico in seguito a un incidente, si è sottoposto ad eutanasia. L’accusa è di ‘aiuto al suicidio. Un atto dovuto per i magistrati dopo la verbalizzazione dai carabinieri di quanto compiuto, accompagnando Fabo in Svizzera con l’auto del 40enne. L’esponente radicale, ieri dopo essersi denunciato, aveva anche risposto a chi gli chiedeva se si sarebbe aspettato azioni giudiziarie nei suoi confronti: «noi andiamo avanti – aveva risposto -, lo Stato si assuma la responsabilità di girare la testa dall’altra parte o di dimostrare davanti a un giudice che queste azioni sono svolte nel rispetto dei principi della nostra Costituzione di libertà e autodeterminazione e andremo avanti finchè questi principi non saranno affermati non di nascosto ma con la forze esplicita della legge».

Dopo l’autodenuncia di ieri davanti ai carabinieri della Compagnia Duomo – nella quale l’esponente dei Radicali ha raccontato di aver accompagnato Fabiano Antoniani a morire per suicidio assistito in una clinica in Svizzera, svelando che sta aiutando anche altre persone – Cappato è stato iscritto stamani nel registro degli indagati dal pm Siciliano, che coordina il pool ‘ambiente, salute e lavorò, per il reato previsto dall’ articolo 580 del codice penale, ossia «istigazione o aiuto al suicidio», e che prevede pene che vanno dai 5 ai 12 anni di carcere. In particolare, a Cappato, indagato a seguito del suo verbale di spontanee dichiarazioni di ieri, viene contestata la parte del reato in cui si stabilisce che deve essere punito chi «agevola in qualsiasi modo l’esecuzione» del suicidio. Ora il pm ha intenzione di interrogare (potrebbe farlo nei prossimi giorni) il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni alla presenza di un avvocato. Gli inquirenti, dopo l’interrogatorio di Cappato, dovranno svolgere accertamenti e fare valutazioni anche complesse e delicate perché, da quanto è stato riferito, questo è certamente un caso che può fare giurisprudenza. «Ci sono diversi profili che dovranno essere affrontati, compresa la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia di diritti», aveva chiarito ieri il procuratore Francesco Greco, spiegando anche che «per questo reato l’aiuto deve essere portato fino all’atto finale». Si tratta, aveva aggiunto il capo della Procura milanese, di «una storia complessa che presenta profili di rilievo sia in termini di principi generali che giuridici, dato che qui c’è una questione di diritto alla vita e alla morte».