Denis Verdini è stato condannato a 9 anni. E’ questa la pena stabilita in primo grado dai giudici di Firenze per il crac dell’ex Credito Cooperativo Fiorentino che vedeva tra i 34 imputati anche l’ex presidente dell’istituto bancario (dal 1990 al 2010) e coordinatore di Ala che oggi non era in aula. Condannati anche i costruttori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei a 5 anni e 6 mesi. Condannato pure il deputato di Ala Massimo Parisi: due anni e sei mesi per la truffa all’editoria e, condannato a un anno e mezzo con la sospensione condizionale il principe Girolamo Strozzi presidente della Società Toscana di edizioni che editava Il Giornale. Il parlamentare è stato uno dei più stretti collaboratori di Verdini, i pm avevano chiesto una condanna a sei anni. Tutti assolti invece dall’associazione a delinquere. Per Verdini, Fusi e Bartolomei disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. In totale le condanne in primo grado sono state 20 su 43 imputati, fra questi ci sono quelli i cui reati sono stati prescritti, un imputato che è deceduto e tre assoluzioni. Il collegio che doveva giudicare gli imputati è entrato in camera di consiglio venerdì scorso. Alcuni degli imputati dovevano anche rispondere di truffa ai danni dello stato per i fondi dell’editoria andati alla Ste, la società che pubblicava Il Giornale della Toscana e Metropoli Day.

I pubblici ministeri Luca Turco e Giuseppina Mione lo scorso 12 gennaio, dopo una requisitoria andata avanti per cinque udienze, avevano chiesto per il senatore di Ala Denis Verdini, imputato tra l’altro per bancarotta e truffa ai danni dello Stato per quanto riguarda i fondi per l’editoria, la condanna a 11 anni. La sentenza ha invece ridotto la pena riconoscendo irregolarità nell’erogazione dei fondi per l’editoria limitatamente agli anni 2008 e 2009.

Il difensore di Verdini, l’avvocato Ester Molinaro, commenta: “Pronti a combattere, è stato riconosciuto che non ci fu associazione. Nel prossimo grado di giudizio dimostreremo anche l’estraneità al resto della accuse. Adesso aspettiamo le motivazioni della sentenza”.
Per Riccardo Fusi è invece una “sentenza ingiusta”:  “E’ stata distrutta una delle imprese di costruzioni più importanti d’Italia – dice – io non ho mai portato soldi all’estero né pagato tangenti. Chi pagava tangenti prima continua a lavorare adesso. Lo dice la cronaca di questi giorni. Ormai a Firenze lavorano solo ditte che pagano tangenti”.

Per l’accusa Verdini era il ‘dominus’ della banca (che usava come “un bancomat”) e di tutte le attività le attività editoriali organizzate per ottenere contributi pubblici e nei confronti degli “amici di affari”. Tutte accuse che i difensori del senatore, gli avvocati Franco Coppi e Ester Molinaro, hanno poi respinto con forza nelle loro arringhe. In particolare, spiegò Coppi, “i pm hanno travisato la sua personalità” definendolo “assetato di potere e di denaro. Una rappresentazione che non corrisponde a quello che Verdini già era in quegli anni, ossia un politico di spicco e un uomo senza problemi di denaro”. Insomma non era “il dominus”. Ma la condanna letta oggi nell’aula bunker del tribunale di Firenze ne riconosce invece le responsabilità.

Per la truffa allo Stato per i contributi dell’editoria andati alla Ste e alla Sette Mari, entrambe società editoriali che facevano riferimento a Denis Verdini, i giudici del tribunale di Firenze hanno deciso il risarcimento dei danni cagionati alla Presidenza del Consiglio dei ministri, costituita parte civile, “da liquidarsi in separata sede”. Denis Verdini, insieme a Massimo Parisi e ad altri 10 imputati, è stato invece condannato al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva per 2,5 milioni di euro, oltre a 20 mila euro di spese legali.

Alla Banca d’Italia, anch’essa parte civile per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino, il giudice ha deciso una provvisionale, immediatamente esecutiva, di 175 mila euro più 20 mila euro per le spese di costituzione in giudizio, che dovranno pagare Verdini e altri 10 ex componenti del vertice della banca e del suo collegio sindacale.

Per il commissario liquidatore dell’ex Ccf, i giudici hanno deciso che Riccardo Fusi, Roberto Bartolomei, Monica Manescalchi e Leonardo Rossi, dovranno pagare un risarcimento dei danni, “da liquidarsi in separata sede.

Complessivamente il tribunale ha infine deciso la confisca di oltre 9 milioni di euro, corrispondenti ai contributi per l’editoria versati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri negli anni 2008 e 2009 alla Società Toscana di Edizioni e alla Sette Mari.