Una valanga ha travolto in Valle d’Aosta un gruppo di sciatori, tra i 20 e i 40 anni, trascinandoli a valle per un centinaio di metri. Alla fine il bilancio è di tre morti (un torinese, un belga e un tedesco) e cinque feriti, di cui uno in condizioni disperate e gli altri con choc e fratture. Il torinese si chiamava Federico Mighetto: «Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono, altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi», aveva scritto sulla sua pagina Facebook. Accanto una sua immagine in tuta e scarponi da sci mentre, sorridente, guarda l’orizzonte dalla cima di una montagna. Laurea triennale in disegno industriale al Politecnico di Torino, Erasmus di un anno a Stoccolma, Mighetto aveva conseguito la laurea magistrale in Product service system design fra il Politecnico di Milano e la Tongji Univeristy di Shanghai. Un creativo con la passione per il football americano, che aveva anche praticato, e, appunto, per la montagna. Sono tante le foto, sul social, che lo ritraggono con gli sci ai piedi, in mezzo alla neve, durante le sue frequenti escursioni di sci alpinismo. «Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono? Allora questa non vale», scherza un amico commentando la foto. «C’era la seggiovia facile facile», la sua risposta ironica.

La massa di neve si è staccata alle 12.50 sul canale della Visaille, in fondo alla Val Veny, 2.400 metri di quota sopra Courmayeur. In una trentina si erano lanciati su quel ripido pendio, comitive di italiani, belgi, svedesi e tedeschi. Secondo la ricostruzione una «placca a vento» di neve, è stata «tagliata» dal passaggio di due sciatori. La slavina è finita in mezzo al canale, dove poi in molti si sono fermati per aiutare i sepolti.

In quell’istante è crollato l’intero versante, reso instabile dalla recente nevicata e dal sensibile rialzo termico (10 gradi in poche ore). Diciotto sciatori sono stati travolti. Tra di loro c’era anche una guida alpina tedesca. «Quando siamo arrivati – ha raccontato Daniele Ollier, vice brigadiere della guardia di finanza di Entreves – sembrava un campo di battaglia. Persone che urlavano, che gridavano, tutte in lingua diversa. C’erano sci, bastoncini, zaini sparsi ovunque. È stato un intervento davvero complesso».

Alcuni sciatori erano sepolti sotto un metro e mezzo di neve. Finanzieri e guide del Soccorso alpino valdostano hanno lavorato a lungo con pale e sonde. «Neve pesante, la chiamiamo cemento, non dà scampo» aggiunge Ollier. Tutti avevano l’Arva, qualcuno si è salvato grazie all’airbag. «Era necessaria una prudenza maggiore» sottolinea Delfino Viglione, comandante del Soccorso alpino della Finanza di Entreves.

Guido Azzalea, presidente delle guide alpine valdostane, osserva: «Non c’erano le condizioni per sciare su quel pendio». Le tre vittime sono morte per politrauma. I feriti, tra i quali un giovane di Bolzano (30 giorni di prognosi), una ragazza di Torino (30 giorni) e un tedesco (il più grave) – sono stati trasportati all’ospedale di Aosta. Le indagini sono condotte dalla guardia di finanza che fino a tarda sera ha raccolto le numerose testimonianze. Uno sciatore belga ha ripreso l’intera scena con la Go Pro e le immagini sono state acquisite dagli inquirenti. «Ci siamo fermati quando è caduta la prima valanga, poi è venuto giù tutto. La neve ha ceduto sotto gli sci, sono stato trascinato a valle. Quando mi sono rialzato, ho subito cercato i miei amici, c’era tanta confusione. Poi sono arrivati i soccorsi» ha raccontato Francesco, di Torino, che era assieme alla vittima italiana.