Si è concluso intorno alle 19,30 l’interrogatorio di Tiziano Renzi. Dopo essre stato ascoltato per oltre tre ore dal dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, il padre di Matteo Renzi ha lasciato la Procura di Roma senza rilasciare dichiarazioni. Tiziano Renzi, indagato per traffico di influenze nell’ambito dell’inchiestra Consip, è stato assistito dall’avvocato Federico Bagattini. All’atto istruttorio ha preso parte anche il pm della Procura di Napoli, Celeste Carrano, titolare, insieme con il collega John Henry Woodcock, degli accertamenti in corso nel capoluogo campano.

Secondo i pm, il padre dell’ex premier avrebbe aiutato l’imprenditore Alfredo Romeo a rafforzare i suoi rapporti in Consip in cambio della promessa di denaro. Nell’interrogatorio dovrebbe infatti rispondere ad una serie di domande. La prima è se ha partecipato alla famosa cena nella bettola romana con Romeo e Russo per elaborare delle strategie sugli appalti Consip. La seconda questione riguarda le affermazioni di Luigi Marroni sulle pressioni e gli inviti di Renzi padre a prestare attenzione alle richieste di Romeo perché ne dipendeva la sua carriera. Terza questione da chiarire quella relativa ad un’intercettazione in cui Romeo parla di soldi in contanti e chiede se il “dottore ha gradito”. E’ lui il dottore in questione? Infine resta sul tavolo la questione del pizzino in cui l’imprenditore napoletano aveva appuntato la cifra 30 mila euro e la lettera T. Il padre dell’ex premier ha sempre negato ogni coinvolgimento. “Mi sembra di vivere un incubo. Non ho mai chiesto soldi. Non li ho mai presi. Mai. E credo che i magistrati abbiano tutti gli strumenti per verificarlo”, ha detto.

A Firenze si è intanto concluso dopo oltre tre ore l’interrogatorio di Carlo Russo, l’imprenditore amico di Tiziano Renzi, anche lui indagato nell’inchiesta Consip per traffico di influenze illecite. Su indicazione dei suoi difensori, Gabriele e Marco Zanobini, Russo si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del pm di Roma Mario Palazzi e di Woodcock.  “Intendiamo – hanno spiegato i suoi avvocati – far rispondere il nostro assistito quando saremo su un piano di parità ossia quando avremo piena conoscenza degli atti. Ora abbiamo solo un decreto di perquisizione”.