“Ho appena scoperto che mise sotto intercettazione i telefoni della Trump Tower poco prima della vittoria. Nulla è stato trovato, questo è maccartismo”. Alle strette per i sospetti della ‘Russia connection’, il presidente americano, Donald Trump, reagisce attaccando il suo predecessore Barack Obama e su Twitter, nel giro di pochi minuti, pubblica una serie di durissimi post. E per farlo rispolvera alcune ‘parole chiave’ che fanno riferimento ad eventi dolorosi della storia della democrazia americana. E una di queste parole è, appunto, maccartismo: la più famosa caccia alle streghe politica negli Stati Uniti, quella scatenata negli anni ’50 dai repubblicani per stanare comunisti e presunte spie della Russia sovietica.
“E’ legale per un presidente monitorare una elezione presidenziale?”, aggiunge Trump in un altro tweet. “Un avvocato potrebbe fare una grande causa, visto che Obama intercettava i miei telefoni lo scorso ottobre”. Poi Trump lancia una nuova accusa: “Quanto è caduto in basso il presidente Obama – incalza ancora il tycoon – per decidere di intercettare i miei telefoni durante il sacro processo elettorale. Questo è il Nixon/Watergate. Cattivo (o malato) ragazzo?”, scrive Trump riferendosi allo scandalo politico americano più famoso del secolo scorso che nel 1972 portò alle dimissioni dell’allora presidente (repubblica) Richard Nixon. Al centro della vicenda le intercettazioni abusive nei confronti del Comitato nazionale del Partito Democratico, che aveva sede nel Watergate hotel, albergo all’interno del complesso. Trump ha lanciato una frecciata a Obama anche per quanto riguarda i rapporti della precedente Amministrazione usa con Sergey Kislyak, l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, al centro del Russiagate per i suoi incontri con l’attuale ministro della Giustizia Jeff Sessions “è stato alla Casa Bianca per 22 volte, 4 solo nell’ultimo anno. Il primo incontro tra Sessions e l’ambasciatore è stato organizzato dall’amministrazione Obama nell’ambito di un programma di educazione per 100 diplomatici”. Secondo il Wall Street Journal, Sessions parlò con l’ambasciatore russo, Sergey Kislyak, per un paio di volte nel 2016, quando era anche consigliere di politica estera della campagna di Donald Trump. Come fece pure l’ormai ex consigliere alla Sicurezza nazionale Michael Flynn. E se Flynn è stato cacciato per aver nascosto al vice Mike Pence di aver discusso con il diplomatico russo di sanzioni prima dell’insediamento di Trump, Sessions è nel mirino per aver negato sotto giuramento al Senato, durante le audizioni di conferma, qualsiasi contatto con i russi durante la campagna elettorale del tycoon. Un comportamento ben più grave, a rischio impeachment. Con conseguenze sul nuovo corso che Trump vorrebbe inaugurare con Putin.

Oltre all’attuale attorney general Jeff Sessions, almeno altri due consiglieri della campagna di Trump parlarono con l’ambasciatore russo in Usa Serghiei Kisliak in occasione di un seminario con vari diplomatici a margine della convention repubblicana di luglio a Cleveland. Lo scrive Usa Today. Si tratta di J.D. Gordon, all’epoca responsabile della campagna del tycoon per la sicurezza nazionale, e di Carter Page, un altro membro della commissione sicurezza nazionale.

Ma soprattutto, ad incontrare il diplomatico di Mosca, è stato anche Jared Kushner, consigliere senior e genero di Donald Trump, però dopo le elezioni. Lo rendono noto alcuni media Usa e lo conferma anche la Casa Bianca. Kushner incontrò Kisliak a dicembre nella Trump tower insieme a Michael Flynn, diventato poi consigliere per la Sicurezza nazionale e costretto alle dimissioni per aver nascosto al vicepresidente Mike Pence di aver discusso di sanzioni con Kisliak. Hope Hicks, una portavoce della Casa Bianca, ha confermato che all’incontro nella Trump Tower dello scorso dicembre con Kislyak erano presenti sia Kushner e sia Flynn. Il faccia a faccia tra il diplomatico di Mosca e Kushner è durato 20 minuti e da allora, ha precisato la Casa Bianca, non si sono più rivisti.