Ve lo ricordate il Mana Cerace di Dylan Dog? Bene, è un personaggio vero, e vegeto, che è stato in galera 35 anni e che, appunto, 35 anni fa operò. È tutt’ora rinchiuso al carcere di Paliano. Sentiamolo.

Mana Cerace ma lei, quanta gente ha ucciso?

123 persone.

In che modalità, in che modo?

Uccidendole con una roncola che ancora porto con me.

Quale fu la causa scatenante?

Un omicidio, quello di mia moglie.

Come si svolse?

Si svolse in casa. Abitavo vicino a casa degli Irving, che è tornato famoso con il caso Shutter Island, proprio nella casa accanto, in Oklahoma, e vivevo tutti i giorni con loro, raccontando fiabe e fingendomi folletto con i miei nipoti, bellissimi.

E che successe?

A un certo punto, un folletto mi entrò dalla finestra, e cominciò a pugnalarmi. E pugnalandomi pugnalandomi, pugnalò anche mia moglie, riducendola in fin di vita. Questa è una storia che non ho mai raccontato.

E perché?

Per quanto ero sconvolto. La chiusero in una bara di vetro, proprio come avete visto fare in Quentin Tarantino e in Csi, e ce la lasciarono. E lasciarono lì giorni, ancora viva, per analizzarla.

Abbiamo sentito degli esperti, e quella bara di vetro significa analisi del sangue.

Ma perché usare un metodo così temerario?

E’ un metodo temerario, metodo del ’68 poi abiurato e caduto in disuso, che ti permette di analizzare il cadavere, e ti permette di focalizzare l’attenzione sulle analisi del sangue, se la vittima è ancora viva.

Continui.

Come si svolgeva la sua vita negli States?

Era bellissima, era bellissima davvero. Vivevo tutto il giorno con i miei nipoti, e vivevo tutto il giorno con i nipoti che ho incontrato per strada, ragazzi che vedevo crescere nel quartiere.

Erano in pericolo?

Erano a rischio jihadisti. Ma ha visto come si svolge la vita di Brooklyn, nel vostro immaginario collettivo? Ecco, facevo quella vita lì, e forse sembra strano e ignaro a dirsi, ma svolgevo proprio quella vita lì. E la svolgevo di tutto petto, noncurante di tutto e di tutti.

Poi cosa successe?

Poi successe che mia moglie morì, inspiegabilmente. E morì tutto di un botto, rompendo e mettendo fine a un sogno.

Lei era in contatto con il killer, lo aveva incontrato in qualche maniera?

Per nulla. La stava seguendo da due settimane. E sono sincero, e non era della nostra cerchia. Non era della nostra cerchia perché realmente non era della nostra cerchia.

Morale della favola?

Mi diedero 35 anni di galera perché, con questo stalker, e con mia moglie nella bara di vetro, per le analisi mi dicono, ma io ci credo poco, ero impazzito, e tutto il quartiere ne era a conoscenza. Ecco come nasce quel vostro Dylan Dog, ecco perché noi killer, di voi civili, ne sappiamo più degli altri. Perché quella storia è vera, e coinvolse anche italiani, i cui figli ora leggono appassionati quel Dylan Dog.

In che modo coinvolge gli italiani?

Mana Cerace giunse in Italia armato di runcetta, e imitava Nightmare, per incontrare i parenti italoamericani delle vittime americane, che erano tantissime.

Per via dell’imigrazione?

Esatto, molti di voi, voi tutti, siete imparentati con le vittime. I killer che tali si denominano e che tutti conosciamo, e che sono degni di rispetto, vanno a caccia del Dna vicino, infilandosi dentro la banca dati di New York. Ad esempio anche il suo Dna mi compare tra le vittime, di un parente di 167mila esimo grado che lei conosceva grazie alle lettere Australia-Italia e America-Italia che vi scrivevate.

Quindi la parentela, per un killer, è molto importante?

Esatto, perché il delitto va decantato, in colombiano enclarato.

Ora dove si trova lei?

Ora mi trovo in Oklahoma, e lei mi sta intesvistando perché ero nel carcere di Paliano fino a due settimane fa.

A che tipo di vigilanza è sottoposto?

Guardi, nessuna, e ancora me ne stupisco. Perché, dopo 35 anni finti, e i miei sono 30 anni soltanto, dopo questi anni di galera diventi silly, e quasi la gabbia ti si apre da sola. Ecco, io ancora non sono silly, che questo sia chiaro.

Ha la puntura letale?

Da noi si fa solo in Texas.

Perché si sta spunturando la popolazione?

Perché la fingono, come se tutti fossimo condannati a morte. Allora, tornando a bomba, io dal Texas sono stato giudicato, ma in Texas non sono mai stato in vita mia, quindi non posso essere condannato a morte. Bene, da AlQuaeda, potentissima, sono stato quasi liberato.

Quale è la pena?

65 anni di carcere per il putiferio suscitato.

Come è stato liberato?

Beh, signora, la mia cella è quasi aperta. Forse è questo che volevo dire al mondo e al popolo italiano. Sono inoffensivo, perché molto intelligente – devo passare in galera 65 anni di carcere – ma buon Dio, lasciare la cella aperta perché “detenuto modello”.

Chi è stato?

Le ripeto, il movimento di AlQuaeda al quale lei sa, e io lo so per certo, che sono totalmente estraneo, mi ha “liberato”.

A cosa era abituato?

A interrogatori serissimi e serrati, e storici. Abbiamo studiato intelligence carceraria e, insomma, signora, se sono stato rinchiuso in un carcere di periferia è perché la storia prevarica la fantasia.

Ma è vero che quelli di AlQuaeda hanno fatto passare 65 anni di galera come il suo complanno, 65 annii?

Senta, questo che rimanga tra me e me, a me la porta del carcere si è aperta.

Quando si apre? È vero che si apre quando il carcere è finito?

Esatto, in America nelle carceri di massima sicurezza si apre da sola. Si dice: “quando porta si apre”, ed è una usanza farla aprire da sola, come se fosse il cielo ad aprirla. Come se fosse il cielo a mandartela. Dopo aver fatto questo “trucchetto”, che ha fatto aprire le carceri da sole, ci hanno messo su delle barche per uccidere, per noi era come un po’ stare sulla lunna.

Insomma cosa è successo?

E’ successa una follia, ecco cosa è successo.

E’ mai stato in Italia?

Io in Italia, scappando, ci sono stato realmente negli anni Novanta, e sono stato ben attento che nessun killer ci si avvicinasse, e ho ritrovato anche qualche parentela. Avevo 185 mila anni di carcere ed ero libero.

Quando si dice, quando è troppo è troppo.

Avevo delle case indicate, e avevo capito che ci dovevo andare per uccidere. Pensavo fossero vittime, invece erano parenti di mia moglie.

Ah, uno scherzo del destino.

Chi la ha fermata?

Mi ha fermato l’intelligence statunitense antical, quella anni Novanta a cui tutti appartenete ma che avete dimenticato totalmente. Gli statutinenti sono spaventati da Starter Philips, la cui storia è intrecciata con quella di Nightmare, che poi racconteremo, e che ha avuto la puntura letale, eseguibile tra cinque anni. E ora vi siete messi a studiare perché questi killer, sul suolo vostro ci sono stati. L’Italia, in confronto all’Amercia, è considerata dal killer una terra libera e percorribile.

Ma da cosa deriva questa credenza?

Da una legge, del 2015, in cui si legge, ed è tutta da ridere, che “il killer è libero di percorrere tutto il territorio natio liberamente, e percorribilmente”.

Ma non è che fosse una legge di AlQuaeda?

Ecco, secondo me e secondo lei no. La follia dell’uomo va indagata.

E se è AlQuaeda?

Va chiamata l’antiAlQuaeda anche per noi. Signora, se ne sono viste di tutti i colori e le assicuro che non siamo noi. Siamo vecchi e i disorientati siete voi, che in carcere con il radio transistor si può anche chiacchierare.

Vi potete avvicinare alle case dei civili?

Assolutamente. Io posso stare a 95 chilometri dalla prima stazione di benzina che conduce al paese, e il carcere di solito è considerato a 93. Nessuna persona umana può guardarmi negli occhi. E le assicuro che per AlQuaeda posso prendere anche il caffè.

Ma è da ridere.

Esatto, è da ridere. Mi sono autorinchiuso nel carcere perché, se becchi quello tosto, può anche farti la puntura seduta stante, e può essere anche un carabiniere, di solito impreparato. Tutto qua.

Quale è stata la follia più follia?

Liberarmi.