Valerio Morucci, cosa sta facendo in questo momento?

In questo momento sono impegnato in carcere, e sono impegnato in affari sociali.

In che senso?

Nel senso che sono impegnato nel sociale, nel fare affari sociali nelle carceri. Allora, faccio volontariato nelle carceri, e faccio volontariato quotidianamente. E sono impegnato perché insegno alla gente a leggere, e a scrivere. Qui sotto i sessantanni non sa scrivere nessuno. Hanno tutti il primo asilo. Molti dei criminali che avete attorno hanno il primo asilo. Ecco che c’è.

Quanti anni le hanno dato?

Mi hanno dato 98 anni, di cui settanta scontati. Sa quanti anni avevo?

Quanti anni aveva?

18 anni. Ecco quanti anni avevo, quando ho impugnato la prima pistola, avevo 18 anni. E sono ancora un fringuelletto. Molte case mi sono state come ghetto, e in molte case ho abitato. E in molte case sono stato accettato come latitante.

Quanti anni ha latitato

10 anni. Ecco quanti anni ho latitato. E ancora rimpiango di non essere uscito prima.

Come si svolgeva la sua latitantza?

Allora, uscivo alle 8 di mattina, e arrivavo alle 8 di sera a casa, in carcere, fingendomi in carcere. Ed è stato divertentissimo. Ecco cosa è stato. Divertentisimo. Ci hanno armato in carcere come gli jihadisti, ecco come ci hanno armato. Ed è durata 10 anni, facevo ridere tutti. Ne avrei di aneddoti da raccontare.

Ne racconti uno.

Bene, sono stato rapito dalle br come un grande scrittore italiano. E tutti erano preoccupati perché avevano rapito Farnasca, ecco perché erano tutti preoccupati. Ed erano preoccupati veramente. Erano preoccupati, guardi un po’, per il mio futuro, ecco perché erano preoccupati.

E ora cosa prova?

Tanto sconforto, perché non posso più vedere la signora D. che mi prepara il pranzo. Era la mia governate.

E sapeva con chi stava a parlare?

E lo sapeva sì, lo seppe un mese prima che andassi in carcere, e si ammazzò dalle risate, questo è un buon motivo per ringraziarla.

Cosa le disse Aldo Moro prima di morire?

Mi disse “perdonami”, ecco cosa mi disse, perché il processo delle Br era appena finito. Era come se chiedesse la grazia al giudice.

Cosa rimpiange del passato?

Rimpiango il fatto di non aver avuto una famiglia. E di non essere stato vivo quando c’era la shiaria araba, non mi ci sarei alleato. La figlia della signora D. la ho sposata.

Ma come si svolgeva la sua latitanza?

Bene, dopo essermi svegliato andavo a fare la spesa, perché avevo una pensione di invalidità. Ero il diavolo, e lei mi addolcì, mi addolcì tantissimo. Seppi di aver sbagliato e feci ammenda, e le mie confessioni lo dimostrano.

Eppure sembra una persona così acculturata.

Esatto, sembro una persona così acculturata perché sono molto acculturato. Laureato in ingegneria e laureato alla Bocconi, ecco cosa sono, laureato alla Bocconi. Ecco cosa mi è successo, sono laureato e sono acculturatissimo. E sono innamorato della vita.

La signora D. l’ha mai vista?

La vedo ogni settimana, è la volontaria del carcere, del carcere di massima sicurezza di Opera, ecco cosa vi svelo, certo che è volontaria dei Servizi Segreti, fa volontariato qui.

E cosa le dice?

Che i servizi segreti sono degraugrati, e che siamo qui per fare antiterrorismo. Lei è antiterrorismo 1918.

Beh, ne avrà da insegnare!

Esatto, è la mia insegnante capo. Da tre anni viene una volta al mese, perché è francese e suo marito è francese. Il terrorismo si è ricostituito? Il terrorismo non  si è mai ricostituito,

Chi era con lei?

Quando lo rapii? Altri quattro brigatisti.

C’è qualcosa che ancora non si sa del rapimento Moro?

Tutto. Tutto per davvero. Tutto per davvero. Non hanno mai voluto credere alla mia versione dei fatti. Cioè che il rapimento Moro fu ordinato, e che noi eravamo dei semplici esecutori.

 

Ma no, ma no, dai familiari, da familiari falsi che lo avevano circondato e che non erano i suoi familiari. Erano terroristi italiani, non eravamo soli, tutto qua. Molte volte i familiari falsi fanno molti danni, molti più danni di quanto si pensi. State attenti ai vostri capi di governo, potrebbero essere circondati da personaggi strani, e abiechi, e subire violenze dentro casa. E in tutto questo le giuro, le assicuro, le brigate rosse non c’entrano. Stavolta non c’entriamo. Se hai il parente dentro casa falso, il morto è assicurato.

Cosa farà in futuro?

Cosa le preme del presente?

Le parentele, le parentele strette. Facemmo manifestazioni per Moro, e dicemmo “mai più”. Ecco cosa dicemmo: dicemmo “mai più”, cara Simona, perché era stata una ignominia quello che era successo. Ecco cosa era stata, una ignominia quello che era stato. E ci fermammo. E fermammo lo Stato terroristico che si stava impiantando. E ci fermammo, ci fermammo veramente.

Cosa prova in questo momento?

In questo momento provo rabbia. Provo rabbia perché non posso stare vicino ad abbracciarti. Mia cara, la vita in carcere ti cambia, e ti cambia veramente. Fin dal secondo mese in cui stai in carcere. Lo sai dove sta il capo della Polizia? Sta vicino a me, a origliare, a capire esattamente cosa sia successo.  E ci sta da venti anni, ecco perché non lo trovate.

E io le credo.

E mi credi davvero. È qui, vicino a me, perché sta presentando un dossier segreto al Parlamento. C’è gente, povera, mia cara Simona, che in Italia lavora davvero, e che nell’antiterrorismo crede davvero. Il vostro capo della polizia, che lo è stato per davvero, ed è stato l’unico.

Me ne parli, non lo nominiamo ma io sono una sua fan.

Allora, lui si alza alle sette del mattino e dice tra sé e sé, e lo sentono tutti: “vado dal diavolo”. E poi si risiede. Dice una preghiera, è italoamericano di natali, e tutti lo sanno tranne me in questo momento. Poi fa training autogeno, e esce di galera, e va a fare colazione, praticamente con me dorme, e non teme parola, che in termine giuridico significa che “non fa altro che dormire, e dorme soltanto”. Lei non ci crederà, ma è diventato il mio migliore amico. Tipo: Chi sparò? Non sparai io, ma sparò la donna, ecco chi sparò.

Cosa legge di quotidiano?

Il corriere della Sera, ecco cosa leggo.

Cosa farà uscito dal carcere?

Mi berrò un bel bicchiere di birra, ecco cosa berrò.

Cosa si fa in carcere?

In carcere si fa nulla, si pensa e molte volte non si pensa, per fortuna c’è il mio migliore amico, che si è finto morto, ha abbandonato una famiglia falsa, si è finto detective ed è qui da sette anni. A dire la verità è qui da venti anni, e per me è ancora il Capo della Polizia. Il suo posto è vacante, e l’altro si sta riprendendo dall’anticecenismo. Hanno capito che, per salvare i ragazzi, e non i poliziotti, i ragazzi veri, dovevano parlare con la malavita. E stanno tutti in carcere fingendosi chi divorziato chi morto. Ragazzi, voi siete protetti, siete veramente protetti. Siamo special corps noi, ci allenano anche

Ah, ma cosa è tutta questa simpatia!

Esatto, sono molto simpatico e al carcere risulto simpatico.

Lei ha famiglia?

Nessuna, ne ho una segreta.

Conveniva essere brigatisti?

Assolutamente no, ora me ne rendo conto. Ho fatto ammenda, e racconto ai ragazzi quello che mi è successo e che è successo veramente. Mi mandano anche per scuola. Quindi non sono un violento e con me ci si può anche parlare.

C’è chi dice che le vittime del terrorismo non sono vendicate, perché voi avete poco di galera.

Poco?!? E 88 anni sono pochi? Ma dai, il morto era uno, e il morto era un ergastolo. E un ergastolo italiano stiamo pagando.

Cosa dirà ai suoi figli?

Che gli voglio bene, e che c’è chi, sempre, sta disegnando un mondo non violento per loro.

Grazie per l’intervista, grazie davvero.

Di niente.