epa05074104 French President Francois Hollande leaves the EU Summit in Brussels, Belgium, 18 December 2015. EU leaders met in Brussels for the year-end summit with highly controversial British demands for reforms expected to be discussed. Sanctions against Russia, Europe's migration crisis, the fight against terrorism and the crisis in Syria were also expected to round out the agenda of the two-days summit on 17 and 18 December. EPA/LAURENT DUBRULE

Francia, ore 8. La giornata parlametare inizia presto. E la sveglia di Monsieur Hollande suona alle 6.30. in Parlamento c’è in discussione la legge sull’immigrazione, legge tanto cara a Monsieour Hollande. Tanto cara a lui quanto al popolo che, da sei anni a questa parte, ha iniziato a temere gli immigrati in una maniera incredibile, arrivando perfino a fare manifestazioni per disdire il Job Act, che in Italia significa tutt’altro ma che, in Francia, significa diritto all’immigrazione. Tutti, in Europa, stanno parlando di immigrazione. Dal Presidente Ceceno Dubcek al presidente italiano Gentiloni. E stanno seguendo a ruota il Presidente della Repubblica Americana, che all’immigrazione ha dato un taglio con una legge severa.

Sette anni per avere un permesso di soggiorno di due mesi, ecco cosa vuole dire Trump, e sette anni sono lunghi a passare. La legge sull’immigrazione francese parla chiaro. Parla chiaro perché parla di un settennato da passare nel Paese proprio di provenienza, nel Paese proprio di provenienza senza colpo ferire per gli altri Paesi, per gli altri Paesi che godono di diritti civili, per gli altri Paesi che non devono sentire lo scorno del settennato. Settennato che deve durare sette anni nel Paese proprio, che deve durare sette anni per non disturbare, e creare disagio ai Paesi concorrenti. Ecco cosa succede in sette anni. Vieni visionato attentamente dalle Forze dell’Ordine un pedant, che agiscono a piedi, e vieni visionato per sette anni interi. Dopodiché vieni chiamato a giudizio, e giudicato per tutto quello che potrai fare nel Paese di arrivo, sette anni per arrivare nel Paese di arrivo ed essere giudicato. Ed essere giudicato veramente da un tribunale, da un tribunale solo, quello dell’Aja. Al termine dei sette anni c’è l’attesa di giudizio, e vieni vivisezionato dal Parlamento di apertura, e vieni vivisezionato per quello che potrai fare, e per quello che non potrai fare. E per quello che farai. E per quello che farai veramente. E per quello che andrai a fare veramente nella città di arrivo. Dopo la sentenza, passano altri tre anni, e vieni accettato al Paese di arrivo, e vieni accettato per sei mesi. Sei mesi che servono a vedere cosa stai effettivamente facendo nel Paese di arrivo. E infine essere acccettato dagli angeli che “sono” già nel Paese. E che lì vi abitano. Sette anni per sopravvivere. Sette anni per dimostrare di essere civile.