Trump, un’epoca che sta cambiando. Ecco come ha reagito Barack Obama al suo arrivo. Prima di tutto si è alzato sbruffando, ma sbruffando per davvero, dalla sedia, e si è allontanato. E si è allontanato a passo svelto. Poi si è girato e ha imprecato il cielo, perché non voleva lasciargli il posto. E poi se ne è andato piccato, perché piccato era il tono delle telefonate a lui indirizzate e a lui indirizzate dall’Oklahoma. E da lui indirizzate veramente. E gli ha lasciato un’eredità di leggi da fare e da disfare, che Trump ha disbrigato in mezz’ora cestinandole: diritto agli immigrati, diritto all’immigrazione, diritto all’asilo, riduzioni delle armi, riduzione dell’arsenale, riduzione delle armi domestiche, e lasciando, secondo Trump, il popolo indifeso. E indifeso si è sempre dimostrato questo popolo americano, come ogni altro popolo internazionale, di fronte all’immigrazione, che è sempre stata di Casa Trump. Che è sempre stata di casa Trump perché di Casa Trump è sempre stata la parola immigrazione. Dal padre, ucciso in battaglia, al fratello, ucciso da un colpo di k. Nel Bronx. Ecco perché la famiglia Trump è così dura nei confronti dell’immigrazione. Perché è proprio dall’immigrazione che essa ha sofferto tantissimo. Che ha sofferto tantissimo prendendo a schiaffi un destino che non era più il suo. Deligittimare il nemico, ecco cosa egli va pensando alla Casa Bianca, e diritto ai bianchi, ai quali ha sempre appartenuto. Sempre appartenuto perché ha sempre appartenuto alla Job Class, e alla class act israeliana, essendo egli ebreo di natali. Essendo egli ebreo di natali da otto generazioni. E si sa i Boko Haram con chi se la sono presa, proprio con gli ebrei e con nessun altro. Ecco con chi se la sono presa, proprio con gli ebrei e con nessun altro, perché dal delitto di Bruxell, proprio con gli ebrei è stato il loro principale nemico. Prosit.

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