Francesca Vitelli, come si svolge il suo lavoro?
Il lavoro che ho scelto è quello di consulente aziendale. Nella mia carriera lavorativa mi sono occupata di formazione professionale, orientamento al lavoro, progettazione complessa , costruzione e gestione di team e promozione delle imprese. Sono stata consulente di enti pubblici, associazioni di categoria, enti di ricerca e imprese private. Ho sempre avuto un interesse per la declinazione di genere nell’economia e nel mercato del lavoro. Attualmente il mio tempo, mai sufficiente, si divide tra l’ attività di libera professionista e quella di presidente di un network di imprenditrici, libere professioniste e donne del terzo settore.
Ha un network, come si chiama?
EnterprisinGirls, perché essere ragazze è una categoria dello spirito e prescinde dall’età anagrafica. Conosco meravigliose ragazze di novant’anni e donne che a vent’anni sono già stanche nel pensiero e nell’anima.
In cosa consiste?
EnterprisinGirls è un’associazione nazionale no profit nata poco più di due anni fa a Napoli che sta crescendo in Lazio, Umbria e Veneto. Individuiamo il talento, inteso come qualità del prodotto/servizio offerto, per valorizzarlo. Facciamo un’analisi dei punti di forza e di debolezza e su quelli costruiamo. Organizziamo iniziative per promuovere una o più associate insieme, costruiamo co-marketing e co-branding, abbiamo attività di formazione e coaching. Le donne hanno sempre investito poco o niente nelle relazioni e questo si traduce in mancate opportunità. I carichi di cura familiare le tengono lontane dalle occasioni di creare un patrimonio, quello delle relazioni, che significa possibilità, opportunità di lavoro. Incontriamo gli studenti universitari per far conoscere loro storie di impresa, libera professione e terzo settore di un mercato del lavoro che non conoscono e li spaventa, lo facciamo scardinando gli stereotipi di genere. Non esiste un’economia maschile e una femminile, non esistono le imprese “rosa” esiste un diverso approccio al lavoro ma, soprattutto, esistono il talento, la competenza, l’impegno e lo studio. Per entrare nell’associazione il requisito fondamentale è voler lavorare in squadra. Con-dividere e non competere. Camminare insieme è cosa difficile e non tutti amano farlo. Lavoriamo anche al confronto e al passaggio di testimone generazionale. Un network è una realtà dinamica che ha bisogno di lavoro costante. Quel che ci distingue dalle altra realtà associative femminili è lo scopo: crescere professionalmente e creare sinergie lavorative. Nell’associazione le persone vengono accompagnate, seguite, non ci limitiamo a dare contatti ma costruiamo relazioni e iniziative. Organizzare una manifestazione per promuovere più associate contemporaneamente significa abbattere i costi, essere ospitate negli alberghi cinque stelle o in sedi prestigiose significa poter realizzare attività di altissimo livello a costi accessibili. Chi cammina da solo lo fa più spedito ma chi lo fa insieme ad altri arriva più lontano.
Lei quanti anni ha studiato?
Ho cominciato a cinque anni e non smetterò mai.
In cosa è laureata?
Sono laureata in Scienze Politiche con indirizzo politico-internazionale, con una tesi sulla FAO nella quale ho dedicato un capitolo al ruolo delle donne nel processo di sviluppo nei paesi del Terzo Mondo.
Cosa ama?
I cani e gli animali in genere. Il mare, la natura, la lettura, la musica, l’arte, il cinema, la fotografia, gli amici, il vino, la cioccolata, l’intelligenza, l’ironia, l’onestà e la curiosità intellettuale, la creatività, la moda e la vita.
Cosa odia?
La stupidità, la cattiva educazione, l’ignoranza, la volgarità, l’arroganza, la supponenza, la disonestà intellettuale, l’incompetenza e l’ignavia.
Che sapore ha il mattino?
Quello di una tazza di thè accompagnata dalle code scodinzolanti dei miei cani.
Che sapore ha la sera?
Quello di un tramonto a Sorrento con il cielo che s’infiamma di rosso.
Cosa le chiedono spesso i suoi fan?
Non credo di avere dei fan.
Cosa ama della vita?
La speranza di poter far meglio, la possibilità di crescere. La bellezza struggente di un tramonto, di un dipinto, di una sinfonia, i momenti di serenità vissuti con i propri affetti. La curiosità di scoprire cose nuove. La potenzialità…
Cosa rimpiange?
Aver fatto delle scelte il cui prezzo è davvero troppo alto.
Lei ha famiglia?
Sì, un compagno e tre cani.

C’è tempo per la vita privata?Certo. Non sarebbe vita altrimenti.

Cosa le dicono i suoi nipoti?
Non ho nipoti.
Che attività ha?
Sono una libera professionista, mi occupo di progettazione complessa e di consulenza aziendale.
Mai scritto un libro?
Sì, ne ho scritti diversi. Quello da cui è nata l’Associazione EnterprisinGirls ed è diventato anche un format televisivo è : “Di lava e d’acciaio. Storie di imprenditrici vulcaniche”.
Consigli un libro
Più che un libro vorrei consigliare degli autori amo Salman Rushdie, Jane Austen, Stendhal, Andrea Vitali.
Consigli un film
Camera con vista.
Quante imprenditrici siete?
Le associate sona una cinquantina.
Cosa le chiedono i clienti?
Il miglior risultato, quasi gratis per l’altro ieri!
Fate anche interviste?
Facciamo dei colloqui conoscitivi con le aspiranti associate per comprendere che aspettative hanno rispetto alla partecipazione all’associazione e se hanno la volontà di condividere.
Fate anche incontri pubblici?
Sì, mediamente organizziamo due incontri pubblici al mese in regioni diverse. I prossimi saranno il 21 marzo a Napoli nell’ambito del Festival dell’eccellenza femminile e il 28 all’Università di Perugia con gli studenti e la Consigliera di Parità dell’Umbria.
Può ricordare i suoi siti e i suoi contatti?
il nostro sito, aggiornato quotidianamente, è www.enterprisingirls.it, siamo su Facebook, Linkedin e Instagram e la mail è info@enterprisingirls.it.
Ultima domanda i suoi progetti.
Il mio progetto è far crescere EnterprisinGirls. La nostra economia è un cumulo di macerie, costruire reti che dialogano tra loro è l’unica strada per risalire la china. Dobbiamo tutti lavorare a un processo di cambiamento culturale che riporti al centro la competenza, l’impegno e il talento che possano fare la differenza e farci riconoscere in una storia, un’identità e una cultura fondata sui contenuti e non sull’apparenza. Il tutto e subito non esiste, i tuttologi e gli improvvisati vanno disincentivati.