Pietro Romano, dal 29 marzo al Teatro delle Muse, quale è la sua professione?
​Sono attore, regista, autore, cantante… ma in realtà ‘disoccupato’, perché il mio, per quanto si possa chiamare ‘mestiere’, è una gran passione, oserei dire un ‘amore’…​

Dove la possiamo vedere?
​In questo periodo sono in scena con Miseria e nobiltà che ho trasposto in dialetto romanesco. Da anni, ormai, mi occupo di trasposizione in dialetto romanesco dei classici del nostro teatro…​

Dopo Roma dove andrà?
​Potrei andare ovunque… Ma Roma è Roma… ​

Cosa le piace fare nella vita?
​Il mio lavoro. ​

Quanti anni ha e da quanto recita?
​Più di 40, meno di 50 e da 31 anni faccio questa professione. ​

Cosa ama del teatro?
​Il teatro. L’adrenalina di uscire da un’identità ed entrare in un’altra portando dietro carattere, ​sentimenti, gusti, emozioni… E amo moltissimo l’incontro col Pubblico…

Cosa odia del teatro?
​Il fatto che debba, per forza di cose, essere imprigionato nell’imprenditorialità, ridotto alle logiche di mercato, sacrificato al commerciale…​

La carriera attoriale è la sua unica passione?
​Se nel concetto di ‘attore’​ mettiamo tutto ciò che faccio in teatro, sì.

I suoi prossimi progetti?
​Sicuramente continuare con la conservazione del dialetto romanesco, in omaggio alla Caput Mundi, la mia città, che amo profondamente, e poi i miei progetti in realtà sono ‘ispirazioni’​. Quello che decideranno mente e cuore quando si incontreranno, diventerà il ‘progetto’, poi il ‘lavoro’.

La sua opera preferita.
​Turandot.

Il suo hobby preferito.
​Il mio lavoro​

La sua donna preferita.
​La scena. ​

Il suo mito di sempre.
​Jerry Lewis.​

Di cosa parla lo spettacolo?
​Il soggetto, naturalmente, rimane quello glorioso di Scarpetta, adattato e trasposto in dialetto romanesco, ma che grosso modo mantiene la linea originale, tranne che in qualche piccola sfumatura. Il tradizionale confronto tra ceti sociali, con storie d’amore che non si lasciano annientare dalle differenze, ironia ed autoironia, ​il sarcastico dramma della povertà sul quale si cerca di ridere piuttosto che di piangere, fino a sognare la ricchezza… una punta di malinconia quando, ad onor della morale, si torna se stessi come è giusto che sia… Il merito di un testo immortale e meraviglioso, insomma, è tutto di Scarpetta.

Cosa le piace del mattino?
​​Il sole. ​

E della sera?
​La ​luna.​

Cosa nuoce all’animo umano?
​Il denaro. ​

Cosa infonde coraggio?
​L’amore.​

Cosa teme?
Nulla. Mi preoccupa e mi disgusta la guerra. Soprattutto perché è una scelta dell’uomo.

Ci racconti i suoi spettacoli.
​Trent’anni di spettacoli non si possono raccontare… Sono un attore comico che prima di far divertire ha bisogno come l’aria di divertirsi. ​

Lo spettacolo più bello messo in scena?
​Romolo e Remo. Trasposizione in romanesco da I due gemelli veneziani di Goldoni, Sono qui per voi omaggio a Garinei e Giovannini, Aggiungi un posto a tavola…

Quello peggiore?
​Non c’è ancora mai stato. ​Non per me, almeno.

Cosa farà domani?
​Andrò al lavoro, Lei?​

E stasera?
​Anche. ​

Vino bianco o rosso?
​Comunque, poco. ​

Melograni o albicocche?
​Entrambi.